Voci dal carcere di Verona

Le volontarie di Fraternità che hanno ideato e “gestiscono” il progetto “Da donna a donna” presso la sezione femminile del carcere di Verona, in occasione della giornata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, hanno raccolto un lettera scritta da alcune detenute particolarmente sensibili su tema.

Abbiamo chiesto ad alcune testate giornalistiche locali di pubblicarla, ma ci sono state solo due risposte positive: “Verona Fedele” e “L’altro giornale”.

Abbiamo deciso di pubblicarla integralmente sul nostro sito, perché pensiamo che alcune considerazione sia giusto vengano condivise soprattutto per la “qualità” delle loro idee, che le persone al di “fuori” probabilmente non avrebbero mai pensato potessero essere espresse.


Da donna a donna. Le donne di Montorio ci parlano.

Care amiche,

siamo un gruppo di detenute della Casa Circondariale di Montorio Veronese e partecipiamo al progetto “Da donna a donna” organizzato dall’associazione “La Fraternità”. 

Come voi, siamo nonne madri figlie. Come voi, siamo donne.

Questa Giornata del 25 novembre, voluta dall’ONU, ci fa riflettere sulla violenza che ci colpisce in quanto donne: non solo violenza fisica, ma anche violenza psicologica, fatta di parole, di sguardi, di vecchi pregiudizi. 

Ogni violenza fa diventare meno umano chi la commette. È un segnale di vuoto e di fragilità e toglie all’uomo la capacità di amare che fa bella e buona la vita. La violenza è una ferita mortale anche per chi la usa e per tutta la società.

La violenza contro le donne colpisce profondamente anche i figli, che non potranno mai amare quel padre violento e che si porteranno dentro per sempre certe cose terribili che hanno visto.

Cercare di capire perché certi uomini diventano violenti non vuol certo dire giustificarli: come donne, spesso madri, non dobbiamo mai accettare la violenza, neppure quando vorrebbe passare per amore. 

Denunciare un compagno violento può costarci molto, perché spesso significa metterci contro la nostra famiglia e il nostro ambiente. E’ una scelta pericolosa, perché, come purtroppo ben sappiamo dalla cronaca, non sempre le donne che chiedono aiuto sono protette dalle istituzioni. Denunciare è però indispensabile per difendere la nostra vita e la nostra dignità: se smetteremo di soffrire in silenzio potremo portare avanti il cambiamento verso una società basata sul rispetto. 

Care amiche, anche grazie all’amicizia tra di noi, potremo sentirci meno sole e abbandonate: non è vero che le donne sono le peggiori nemiche delle altre donne, come tante volte si dice. 

Perfino in carcere noi abbiamo scoperto, con tutte le difficoltà di questo ambiente, che ci può essere il dialogo e che può nascere la solidarietà. 

In questi giorni, nel nostro piccolo gruppo ci siamo parlate e ci siamo conosciute meglio, perché abbiamo messo insieme le nostre diverse storie le nostre diverse esperienze. E abbiamo capito che è importante coltivare la nostra cultura e i nostri interessi: l’amore per un uomo non deve mai rovinare il giardino della nostra anima, perché da quel giardino possiamo trovare la forza per andare avanti.

Per molte di noi, la fede in Dio, che nonostante tutto ci ama, è importantissima perché ci aiuta a superare i momenti più brutti della vita, come questo che stiamo vivendo.

Non è facile mantenere viva la fede quando si è donne in carcere, separate dalle persone più care, soprattutto dai figli.  Ma noi riusciamo a recuperarla, anche quando sembra perduta, proprio grazie all’amore che abbiamo per i nostri figli: vogliamo trasmettere a loro la fiducia nella vita, la capacità di amare, di lottare, di perdonare, di sognare. E per noi è questo il significato della fede.

Care amiche, vi ringraziamo di averci ascoltato: abbiamo voluto farvi sapere quanto è grande il nostro desiderio di una società più rispettosa di ogni persona, in cui ogni donna possa esprimere tutta la sua umanità. 

Insieme ce la possiamo fare!

“La donna è una poesia

che fa girare intorno a questo mondo

la vita:

io respiro ogni giorno

pensando che domani 

sia un giorno migliore,

come una sorgente di speranza”

Adriana, Antonia, Daniela, Daniela C., Daniela D., Diana, Maria, Miriam, Simonetta, Valentina e le altre.


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