Un ragazzo suicida a Siracusa nel giorno di Natale: siamo a 52

Un detenuto che si suicida a settimana: è un triste record quello di questo 2019, dobbiamo veramente domandarci cosa succede. E’ impensabile che tra la popolazione non detenuta il tasso dei suicidi stia tra il 6 e il 7 ogni 100.000 abitanti, e invece tra le persone detenute sia più di 80. Certo non abbiamo raggiunto il record del 2011 con 66 suicidi, ma ci stiamo avvicinando. In dieci anni, se poco meno di 600 detenuti hanno ritenuto non degna la vita nei nostri carceri, vuol dire che abbiamo qualcosa che non funziona sotto tutti i punti di vista nelle nostre carceri.

L’articoli di Aliprandi pubblicato sul “Dubbio”, vede comunque che volendo, esistono i le possibilità di tornare indietro:

di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 27 dicembre 2019

In questi giorni la condizione psicologica peggiora per non poter essere con i propri cari. Nel giorno di Natale un giovane detenuto di 26 anni, si è ucciso nella casa circondariale di Siracusa. A darne la triste notizia è Mauro Palma, il Garante nazionale delle persone private della libertà.

La sentenza del ragazzo era ancora in attesa di appello. Così siamo giunti al cinquantaduesimo suicidio in questo 2019 che volge al termine. La galera diventa più insopportabile soprattutto nei giorni festivi. Il Natale in primis. Alla frustrazione di essere chiusi in una cella si aggiunge il dolore causato dal non poter essere vicino ai propri cari, in una serata di festa per stare con loro. Le feste in carcere amplificano le lontananze.

Questo dolore si affievolisce un po’, grazie ai volontari che operano nelle carceri e alle varie associazioni che vi operano. Diverse sono state le iniziative per non abbandonare a sé stesse le persone recluse. Alcuni hanno anche anticipato le feste. Canti, risate, divertimento, qualche lacrima di commozione e mangiare “stellato” alla sesta edizione de “L’altra cucina… per un pranzo d’amore”, che il Rinnovamento nello Spirito Santo, assieme a Prison Fellowship Italia Onlus e al ministero della Giustizia, ha promosso il 18 dicembre scorso a favore di circa 2mila detenuti e detenute in 12 carceri in tutta Italia.

A Massa Carrara, Salerno, Siracusa, Trani, Aversa, Eboli, Castelfranco Emilia, Ivrea, Milano, Torino, Palermo e Roma, i circa 600 volontari sono entrati nelle case circondariali per servire un pasto da leccarsi i baffi a chi sta scontando una pena dentro quelle mura. Nel carcere di Rebibbia, a Roma, la tavola è stata imbandita per 370 detenute che hanno potuto gustare i piatti preparati dallo chef Francesco Apreda. A servirli, farli cantare e ridere ci hanno pensato Nino Taranto, Sebastiano Somma, Francesco Castiglione, Maria Soave, Graziano Scarabicchi, Simona Di Bella, Anna Maria Palma, Teresa De Sio, Loredana Errore, Arianna Ciampoli, oltre che Pupi Avati che ha confessato a tutti i presenti di aver avuto l’idea di lanciare proprio dalla casa circondariale romana, un laboratorio di cinema.

“Sicuramente in mezzo a voi c’è qualcuno che ha un talento per la recitazione”, ha dichiarato il regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e scrittore italiano che ha fatto eco alle parole di Somma: “Questo pranzo è solo un punto di inizio”, ha annunciato l’attore spiegando come siano già state buttate le basi per realizzare un triangolare di calcio tra le mura di Rebibbia, invitando a partecipare la Nazionale italiana attori.

Il giorno di Natale non sono mancate iniziative di grande sensibilità come il caso dei professionisti sanitari della Usl che operano nel carcere di Pistoia: è stato chiesto ai detenuti di scrivere in modo anonimo un pensiero di Natale da riporre poi in una ‘ cassetta dei pensieri’ posta all’ingresso dell’ambulatorio del carcere. A questa iniziativa hanno poi aderito spontaneamente tutti i professionisti che operano all’interno del carcere di Pistoia, agenti della polizia penitenziaria, educatori, personale amministrativo che hanno anch’essi scritto un pensiero che hanno riposto nella stessa cassetta: il Natale ha coinvolto tutti abbattendo anche le barriere più impensabili e questo anche grazie alla sensibilità della Direttrice e del Comandante della polizia penitenziaria. Alcune di queste lettere sono state lette durante la Messa di Natale che il Vescovo di Pistoia ha celebrato in Carcere e tutte saranno raccolte in una pubblicazione.

Per due giorni – natale e santo Stefano – la maggior parte dei reclusi delle patrie galere sono però inevitabilmente rimasti soli, senza visite, senza posta, senza telefonate. Si capisce che la vera aria del Natale carcerario, l’aria triste, si insedi nelle celle dopo la santa messa. Proprio quando inevitabilmente volontari, vescovi, educatori e visitatori se ne vanno, ciascuno a fare Natale con i suoi.


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