Il carcere alla Festa dei Popoli

Anche quest’anno il carcere di Montorio ha fatto sentire una sua voce all’interno del coro dei tanti partecipanti alla 28ª edizione della Festa dei popoli a Villa Buri.

Il titolo della Manifestazione “Noi, tutti comunità” sottolineava ancora una volta i temi cari alla tradizione che ha visto nascere questo momento di incontro fra lingue, culture, cibi, suoni e danze da tutto il mondo: i temi dell’inclusione, dell’accoglienza, della convivenza, nella pluralità delle storie che si vivono oggi in ogni città dell’uomo.

Dopo la consueta sfilata delle bandiere, che quest’anno è stata particolarmente coinvolgente e partecipata, Mohamed, un detenuto in permesso, ha letto, alternandosi con i volontari della Fraternità, il messaggio che alcuni suoi compagni avevano preparato durante gli incontri del gruppo Intercultura. Il messaggio ha espresso il profondo bisogno che si respira all’interno del carcere:  abbattere quei muri, spesso fatti di pregiudizio e ignoranza, che,  più di quelli materiali, tolgono ai detenuti la speranza di rientrare a far parte della società, liberi e restituiti alla dignità di persone umane.

Molto significativo il segno concreto che i detenuti hanno voluto proporre all’attenzione di tutti: un’àncora attaccata ad una lunga corda “da gettare in porti sicuri, porti aperti alle navi che cercano un attracco, un’àncora lanciata sulla terraferma per quelle persone che nuotano in un mare di sogni svaniti e cercano disperatamente un luogo in cui sentirsi finalmente a casa, un’àncora per la libertà di tutti e di ciascuno”.

All’ombra del tendone il banchetto della Fraternità, con i materiali proposti dall’Associazione sui temi della giustizia e della pena: ha offerto ai visitatori l’occasione di ricevere qualche informazione sulle attività svolte e di scambiare qualche opinione sui temi affrontati.


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