Agenti e volontari, convivialità a S. Bernardino

Il 18 luglio scorso nel convento di San Bernardino ha avuto luogo un graditissimo incontro conviviale tra volontari della Fraternita’ ed esponenti della polizia penitenziaria della casa circondariale di Montorio. Fra’ Beppe, fondatore dell’Associazione e componente della Cappellania all’interno del carcere, interpellato sui motivi di questa bella iniziativa, ha spiegato che la piacevole serata ha costituito l’occasione per riprendere una vecchia tradizione dell’Associazione, occasione per volontari ed agenti di incontrarsi fuori dall’ambiente lavorativo per una migliore conoscenza, data la diversità dei ruoli sul luogo di lavoro improntati da una parte prettamente sulla sicurezza e dall’altra preferenzialmente sull’ascolto.

Fra’ Beppe mette in evidenza anche l’attenzione e la comprensione dei volontari per la fatica del personale penitenziario, per la pesantezza del continuo impegno, ed assicura la loro vicinanza umana e spirituale sia agli agenti che alle loro famiglie. Osserva inoltre che con l’apertura delle celle, e la conseguente maggiore difficoltà di gestione della sicurezza, gli stessi agenti talvolta chiamano la cappellania ad ascoltare i detenuti comprendendo così meglio l’opera del volontariato. La tipologia di carcere circondariale rende più drammatica la situazione dei reclusi; l’attesa di giudizio, in mancanza oltretutto di impegno lavorativo, provoca talvolta maggiori condizioni d’ansia e di instabilità comportamentale nei detenuti che perciò necessitano di una maggiore vicinanza e di una più forte collaborazione tra tutte le risorse disponibili, sia interne alla struttura come agenti ed educatori che esterne come le associazioni di volontariato.

Soddisfatto per la presenza alla cena delle  famiglie di alcuni agenti, fra’ Beppe ricorda il corso d’inglese offerto dalla Fraternità alla polizia penitenziaria, la cura per la preparazione spirituale di qualche agente al rito di Battesimo e Cresima, l’attento ascolto anche del personale stesso. Durante la visita al Convento di San Bernardino, attuata sotto la guida esauriente del superiore padre Gianpaolo che ha spiegato storia e bellezze artistiche del monastero, hanno colpito i gesti preziosi degli ospiti: l’offerta di una pianta per il luogo che li ha ospitati, l’offerta di un bouquet floreale come dono alla Madonna, la preghiera devota recitata con il cappellano padre Angelo della comunità di Betania davanti all’altare mariano nella bellissima chiesa francescana.

Fra’ Beppe chiude il suo intervento con le seguenti parole: “Non opposizione, ma compensare, coesistere e coagire per il bene non solo dei detenuti ma degli agenti stessi”. In poche parole un vero programma per il futuro della Fraternità.

 

L’agente Giovanni, della Casa Circondariale di Verona, ha avuto la gentilezza di concedere una breve ma preziosa intervista sulla serata conviviale a San Bernardino.

Alla domanda su come ha vissuto la serata e se la ritiene un’esperienza proficua da ripetere, Giovanni ha espresso parole di conferma: ”La serata è stata veramente piacevole ed in ottima compagnia; la ritengo veramente utile per un confronto migliore, la vicinanza ci aiuta ad instaurare rapporti positivi tra agenti e volontari. E’ stata bella anche la partecipazione di alcuni colleghi accompagnati dalla loro famiglia. Ho apprezzato molto anche la visita al monastero, non solo per le bellezze artistiche, ma anche per la storia del convento di San Bernardino che ci ha illustrato il padre superiore. I colleghi hanno voluto portare un mazzo di fiori alla Madonna e una pianta al convento tramite fra’ Beppe; è stato bello che abbiano voluto far partecipare anche i loro familiari, moglie e bambini, e bello il momento di preghiera con il cappellano padre Angelo. La targa donata alla Fraternità è stata consegnata al Presidente Francesco Sollazzo come riconoscimento dell’Associazione ed anche per riconoscere la disponibilità dello stesso Francesco nell’impegno sociale”.

Alla richiesta di un suo pensiero circa l’ambito di aiuto e collaborazione più opportuna da parte dei volontari di Fraternità dentro o fuori il carcere, Giovanni ha individuato le maggiori necessità nel prestare aiuto agli stranieri/extracomunitari poiché la maggior parte di questa popolazione carceraria non ha sul posto punti di riferimento.

Quale richiesta farebbe ancora alla Fraternità? “Qualsiasi corso di formazione, ma in particolare ancora un corso d’inglese (altri agenti desidererebbero frequentarlo) e, se fosse possibile, un corso di computer per acquisire la patente europea.” Non so se per la patente europea la richiesta dell’agente Giovanni può essere evasa, ma per l’inglese si potrebbe senz’altro soddisfare.

 

Anche il Presidente di Fraternità Francesco Sollazzo è intervenuto con un commento lucido e sintetico: ”La serata andava fatta prima, un contatto continuo ci permette di lavorare meglio. La collaborazione con gli agenti è fondamentale per noi, perché le nostre attività possono essere per loro un peso ulteriore. La serata ha visto una famiglia vera; la ripeteremo a dicembre prima di Natale. Vorrei farla un paio di volte all’anno, facendola precedere da un confronto sulle problematiche da affrontare, confronto che ci permetterebbe di lavorare meglio; gli agenti ci potrebbero suggerire soluzioni possibili facendoci vedere il loro punto di vista. Si è visto durante la cena un forte grado di affiatamento e di vicinanza. La targa che ho ricevuto a nome di Fraternità è da parte loro il riconoscimento della necessità di stringere relazioni più stabili, anche loro si rendono conto che la vicinanza migliora i rapporti e il lavoro.

La visita alle bellezze del monastero è stato un regalo che ci ha fatto padre Gianpaolo, anche noi non lo sapevamo.  E’ stato un momento molto forte” ripete con soddisfazione Francesco alla fine, già proiettato nel prossimo convivio.


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