Giubileo della Speranza e Povertà

La Chiesa di Verona, sabato 15 novembre, ha vissuto un tempo di festa, gioia e condivisione all’insegna del “Giubileo della speranza e povertà”. Nella basilica di San Zeno, in mattinata, sono state accolte decine di enti e associazioni che operano a sostegno di persone fragili, insieme alle persone da loro sostenute, senza distinzione tra chi riceve e chi dona, perché in realtà tutti ricevono e tutti donano. In una giornata piena di sole (non ricordo se il sole splendesse anche nel cielo, o solo nei nostri cuori), alle 11.45 si è spalancato il grande portale e noi tutti, in attesa sul sagrato, siamo potuti entrare.

Ci hanno accolto non solo la mirabile bellezza di questa chiesa ricca di secoli di storia e di fede, ma anche una lunga fila di ragazze e ragazzi (in gran parte scout), tutti col grembiule rosso della Caritas diocesana, che con volto sorridente ci hanno dato il benvenuto. La parte plebana era già preparata per il pranzo con una quarantina di tavoli tondi apparecchiati con cura e raffinatezza (la bellezza conta!). Noi ospiti abbiamo preso posto nella basilica superiore, dove abbiamo ascoltato la testimonianza di quattro persone la cui esistenza, segnata da grandi sofferenze e fragilità, ha trovato uno sbocco positivo grazie alla vicinanza di chi ha offerto loro una mano. Lucia Vantini, delegata episcopale per l’ambito della prossimità, ha guidato le riflessioni, ricordandoci che la speranza è diversa dall’ottimismo: consiste nella capacità di credere che un altro mondo è possibile, anche quando la realtà sembra smentirlo. Il clima di festa è stato sottolineato da tre canzoni cantate da Giovanni Signorato -Essere umani, Supereroi, A modo tuo- che si accompagnava alla chitarra. Questa prima parte dell’incontro si è conclusa con un breve intervento del nostro vescovo, che ci ha ricordato come Gesù amasse stare a tavola con amici e conoscenti, proprio perché il pasto consumato insieme può diventare un momento di gioia, ringraziamento e condivisione; ci ha detto anche che nei primi tempi della Chiesa l’Eucarestia si celebrava nelle case, augurandoci, infine, un buon pranzo. Ed il pranzo è stato veramente buono e apprezzato da tutti, con il servizio gentile e premuroso dei giovani in grembiule rosso.

Noi di Fraternità avevamo prenotato due tavoli, complessivamente per sedici persone: 10 soci, 4 persone detenute, 2 amici dell’associazione che molti anni fa avevano fatto un’esperienza di carcere. La scelta dei tavoli tondi per 8 commensali è stata davvero azzeccata: il numero giusto per ascoltarsi, raccontarsi esperienze, ridere insieme, conoscersi un po’ di più. Alle 16 poi il vescovo ha celebrato in San Bernardino una messa che è stata partecipata e allietata da un coro di giovani.

Così si è concluso questo sabato: con un ringraziamento per quello che la vita ci dà, con l’invito a condividere le ricchezze, non solo materiali, che ognuno possiede e che in realtà non sono “sue” ma sono state ricevute in dono. La scelta di allestire il pranzo in chiesa (e nella chiesa più bella di Verona) ci ha ricordato che liturgie e preghiere devono incarnarsi in una vita condivisa nel quotidiano.