Carceri e coprifuoco a mezzanotte: se questa si chiama responsabilità

Cirolare DAP

IL commento do Ornella Favero direttore di Ristretti Orizzonti

Dalla nuova circolare del Dipartimento dell’Amministrazione penitenzia “Tutela della quiete notturna negli Istituti penitenziari. Incentivazione a tenere salubri ritmi sonno-veglia. Garanzia di un’inderogabile fascia oraria di rispetto di sette ore per notte“:

È necessario “incentivare tutti i ristretti a tenere salubri ritmi sonno-veglia“.

E ancora “è comunque necessario tutelare il diritto alla salute che, naturalmente, contempla anche la necessità di un adeguato riposo notturno, riposo che non può in alcun modo essere impedito o disturbato da parte di individui che pretendono di imporre al prossimo i propri, magari scorretti e insalubri, ritmi sonno/veglia“.

Ho deciso di commentare la circolare del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, che stabilisce che “sia tassativamente garantita una fascia di rispetto di sette ore per notte, durante la quale vengano spenti i televisori, gli apparecchi radio e le luci“, a partire dalla mia vita personale. Fin da bambina non sono MAI riuscita ad addormentarmi prima che fosse notte fonda, non capivo chi mi costringeva ad andare a dormire a orari ritenuti più civili, ho detestato, quando frequentavo l’università, dopo aver studiato fino a tardi, non poter dormire alla mattina perché secondo mia madre “le ore del mattino hanno l’oro in bocca”; la vera libertà di persona adulta per me è stata cominciare a vivere con i miei ritmi, le mie veglie notturne e i miei sonni mattutini, per lo meno quando potevo scegliere di farlo. Dunque, se io fossi in carcere e dovessi fare i conti con questa circolare, credo che comincerei col dire che:

– è ridicolo e crudele imporre dei ritmi obbligati di sonno/veglia a persone adulte, e tanto più lo è se queste persone già vivono la sofferenza della privazione della libertà e della lontananza dei propri cari, e magari non riescono a dormire la notte per l’ansia di risposte che non arrivano e l’attesa che qualcosa cambi;

– siamo, poi, persone adulte, e se vogliamo dobbiamo poter far male a noi stessi con i nostri ritmi “scorretti e insalubri” sonno/veglia. Se invece parliamo di disturbare gli altri, ci sono un’infinità di modi per porre rimedio, che non sia l’imposizione di orari forzati: incentivare il fatto che si mettano in cella insieme persone con abitudini simili, usare le cuffie nel caso che una persona abbia bisogno di un volume più alto del televisore, cercare di mediare le diverse esigenze, tenendo conto del fatto che il sovraffollamento e la coabitazione in condizioni di particolare disagio non sono responsabilità del detenuto;

– sarebbe meglio evitare di parlare di “diritto alla salute” come motivazione per spegnere luce e televisori nelle celle: potrebbe sembrare una feroce presa in giro per chi ogni giorno deve combattere per vedersi riconosciuto il diritto a essere curato in condizioni e con tempi decenti, cosa che in carcere costituisce un enorme problema;

– il nuovo Ordinamento penitenziario dice che il trattamento penitenziario “si conforma a modelli che favoriscono l’autonomia, la responsabilità, la socializzazione e l’integrazione“: un modo curioso di metterlo in pratica, mi pare, è iniziare a togliere anche l’autonomia di spegnersi e accendersi luci e televisore, e non invece chiedere di fare attenzione e di rispettare anche le esigenze degli altri, che significherebbe, questo sì, un vero richiamo alla responsabilità.

La circolare in questione porta la firma del Direttore della Direzione generale Detenuti e Trattamento, il magistrato Roberto Piscitello. E noi di Ristretti Orizzonti non possiamo fare a finta di niente: perché Roberto Piscitello ha avuto con Ristretti un lungo rapporto di confronto e di ascolto, è venuto spesso a Padova e in redazione, a trattare di temi spinosi come le declassificazioni e i circuiti di Alta Sicurezza. Poi però non ha più risposto alle nostre richieste di chiarimenti, e non ci ha dato nessuna spiegazione di questo silenzio: per me, che mi batto sempre con le persone detenute perché imparino a rispettare le Istituzioni, e a DISTINGUERE fra chi al loro interno ricopre indegnamente il suo ruolo e chi invece lo fa con onestà e responsabilità, è stata una grande delusione, perché non ho potuto in alcun modo capire e far capire PERCHE’, che cosa era successo, per quale motivo quella straordinaria stagione di confronto era finita.

Oggi mi piace ricordare che Roberto Piscitello, quando frequentava assiduamente quel laboratorio di sperimentazioni coraggiose che è stata la Casa di reclusione di Padova, aveva emesso una circolare che sosteneva decisamente quei direttori, che osavano portare innovazioni significative nella vita delle persone detenute e delle loro famiglie, con queste parole “Sono sicuro che non saranno mai strumentalizzate a pretesi fini disciplinare le conquiste in materia di collegamento a distanza, di uso della tecnologia e di ogni forma di esaltazione dell’affettività che – come è noto – incide fortemente sul benessere dei detenuti“.

La nuova circolare sulle televisioni mi sembra invece un ritorno all’antica, al detenuto che deve imparare a essere “come tu mi vuoi”, come ti vogliono una società sempre più incattivita e delle Istituzioni che troppe volte se ne lasciano condizionare.

Per finire, ho visto il viaggio nelle carceri della Corte costituzionale, e ho apprezzato che dei giudici abbiano dialogato su un piano di parità e di confronto vero con le persone detenute, sulla base del fatto che “il condannato non è il suo reato”, come ha sostenuto il giudice Francesco Viganò. Ecco, spero che questo viaggio, questo ascolto e questo dialogo non restino momenti unici, e che le Istituzioni ci siano sempre, e non solo per il tempo di un viaggio.

*Direttrice di Ristretti Orizzonti