C’è chi si è appoggiato alle acquasantiere, chi ha occupato il pavimento fin sotto gli altari, chi addirittura ha trovato posto nei confessionali. Ogni metro quadrato della chiesa di S

L’incontro era parte del ciclo “I martedì del mondo“, promosso da Fondazione Nigrizia, Centro missionario diocesano, Combonifem e Cestim. L’appuntamento era alle 20.30, ma solo chi è arrivato con largo anticipo è riuscito a entrare. Qualche centinaio di persone è infatti rimasto in piazza, dove erano presenti anche le forze dell’ordine per prevenire tensioni, viste le numerose critiche rivolte negli scorsi giorni a ospiti e organizzatori.

Supportato dal calore del pubblico, il sindaco di Riace – ora sospeso – Domenico Lucano ha raccontato il proprio punto di vista sulle vicende giudiziarie e mediatiche che lo hanno visto protagonista. «Non era certo nei miei piani diventare un caso mediatico, arrivando da un piccolo comune come Riace».

Lucano deve rispondere di diverse accuse ed è oggi sottoposto al divieto di dimora nel suo comune, ma rivendica tutte le scelte fatte. «Nel 2016 a Riace eravamo metà locali e metà immigrati, ma non c’è mai stato alcun problema di convivenza, anzi questa situazione è diventata in parte una soluzione per alcuni problemi del paese. Non una situazione definitiva, ma un’occasione per un paese povero come tanti altri della Calabria. Turismo solidale, recupero dell’artigianato, rinascita delle scuole sono solo alcuni degli effetti. È stata una risposta collettiva e culturale al condizionamento della criminalità organizzata, che non credo sia da combattere solo con l’attività giudiziaria».

«Riace è stato un luogo che ha dato speranza, ma ha anche ricevuto speranza da chi arrivato» è l’opinione di Mimmo Lucano. «Quelle circostanze ci hanno resi attenti a nostri luoghi, alle tradizioni e ai materiali locali». Dura la sua critica all’attuale governo e a quelli precedenti per le politiche sui migranti, che Lucano definisce «aggressive».

«Rifarei mille volte i miei reati per salvare anche una sola vita. Forse quello che abbiamo fatto a Riace non è tangibile né sostenibile – ha ammesso Mimmo Lucano –, ma aver accolto persone durante un periodo di discriminazione è l’opera pubblica più grande che abbiamo potuto fare. La burocrazia è un pretesto, dobbiamo andare verso gli esseri umani. Come fanno a lasciare in mare le persone, come nei casi delle navi Aquarius, Diciotti e Seawatch, e poi dormire la notte?».

E ancora: «Siamo in una chiesa, ma lasciatemelo dire: come fa un cristiano a votare Salvini?». Numerosi applausi della folla hanno accompagnato l’intervento di Lucano, con una standing ovation finale.

Accorato anche l’intervento di padre Alex Zanotelli. Oltre ad analizzare le motivazioni che costringono le persone a fuggire, ha accusato i paesi occidentali per lo sfruttamento di molte nazioni africane e per la vendita di armi nelle zone di guerra. «Penso che ci sia un’altra Italia oltre alla nazione razzista che oggi sembra agli occhi del mondo. Ogni stato ha sue regole, ma è inaccettabile che una vita umana abbia meno importanza dei confini degli stati».

«Dobbiamo imparare ad accogliere – ha aggiunto il comboniano –, non pensavamo di essere razzisti, ma forse ce lo portavamo dentro. La “tribù bianca” oggi ha paura di essere sovrastata, mentre era abituata a comandare. Questo ci fa paura».

Zanotelli ha vissuto per anni a Verona. «La presenza di tante persone qui oggi è un segnale di speranza per questa città, spesso accusata di chiusura e razzismo. Ora deve nascere qualcosa di nuovo».