Lunedì 15 ottobre prima uscita con una classe di un istituto veronese per il progetto “Urla senza suon0” che si inserisce come continuazione e complemento ad un più ampio progetto che riguarda l’educazione alla legalità.

Eventuali insegnanti interessati, possono avere notizie precise telefonando in segreteria al n. 0458004960, oppure mandando una mail a: info@lafraternita.it specificando un recapito telefonico a cui un nostro volontario darà le opportune informazioni.

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Sensibilizzare i giovani ai temi della giustizia e della pena, riflettendo sui loro vari aspetti, e renderli consapevoli dei valori su cui si fonda una comunità includente, attraverso una modalità  concreta e coinvolgente: è l’obbiettivo del progetto della Fraternità che abbiamo denominato “Urla senza suono”, prendendo il titolo da un saggio di Sciascia dedicato alle carceri dell’Inquisizione palermitana. Si tratta di visite guidate attraverso le carceri della storia di Verona, per far riemergere dal silenzio dei secoli le antiche urla di dolore e capirne il significato. Lunedì 15 ottobre è stata la data della prima uscita: poiché si trattava di una classe quinta, abbiamo accompagnato i ragazzi a scoprire i luoghi della pena del Novecento, con particolare riferimento a un momento storico particolarmente drammatico e significativo per Verona e l’Italia: il biennio tra l’8 settembre del ’43 e il 25 aprile ’45.

L’itinerario è partito dal palazzo costruito nel 1938 per ospitare gli uffici dell’INA, in corso Porta Nuova, che oggi è un condominio. All’indomani dell’8 settembre fu occupato dai nazisti, che ne fecero la sede del comando della polizia segreta delle SS, direttamente collegato a Berlino e preposto alla persecuzione di partigiani ed ebrei di tutta l’Italia occupata: oggi una targa sulla facciata ricorda questo tragico passato. Nelle celle ricavate nei due piani di sotterranei molti innocenti furono martirizzati: le loro ‘urla senza suono’ sono di monito a coltivare  libertà, democrazia, giustizia.

Tappe successive sono state  Castelvecchio, dove siamo saliti sul pullman messo a disposizione dal CSV di Verona, l’ex Carcere degli Scalzi,  il Tiro a Segno di Stato, seguendo lo stesso itinerario percorso da molti condannati dal regime della Repubblica Sociale, i più famosi dei quali furono i sei gerarchi fascisti che avevano sfiduciato Mussolini nella seduta del Gran Consiglio del 25

luglio.

A Castelvecchio aveva sede il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato; agli Scalzi si trovava il carcere di massima sicurezza per i reati politici (prima dell’8 settembre era semplicemente il carcere cittadino, ricavato da un ex convento carmelitano diventato caserma con Napoleone e con gli Austriaci); il Tiro a Segno era il luogo destinato alle fucilazioni.

Molti oppositori del regime e partigiani patirono e conclusero la loro vita in questi luoghi. Al Carcere degli Scalzi avvenne uno degli episodi più clamorosi del biennio ’43-’45: l’evasione del dirigente comunista Giovanni Roveda attuata per merito di cinque giovani partigiani, a due dei quali (Danilo Preto e Lorenzo Fava) fu assegnata la medaglia d’oro alla memoria.

Al Tiro a Segno siamo stati accolti dal presidente dell’associazione omonima che ci ha guidato a visitare il luogo. Di fronte al terrapieno destinato alle fucilazioni ci siamo commossi alla lettura di una lettera scritta prima di morire da un partigiano poco più che ventenne qui giustiziato.

Il pullman ci porta poi al santuario di Nostra Signora di Lourdes: oggi luogo di preghiera, è stato in passato forte militare austriaco, e nel biennio ’43-’45 luogo di pena, destinato a concentrare ebrei e oppositori del regime in attesa della deportazione, quando non ad eliminarli direttamente. Al santuario siamo stati accolti dal rettore don Renato Carcereri, che ci ha accompagnato a visitare le stanze che hanno conservato l’antica fisionomia e ci ha parlato delle testimonianze raccolte da parte di reduci dai campi di concentramento.

Ci siamo spostati poi nei pressi del Teatro Romano: in un edificio di Piazza Martiri della Libertà, oggi un semplice condominio se non fosse per la targa commemorativa sulla facciata, tra il ’43 e il ’45 aveva sede la Polizia Investigativa della RSI. Qui, in stanze trasformate in mattatoi, i partigiani catturati venivano torturati a morte. Questa fu la sorte di Giovanni Fincato, comandante partigiano della piazza di Verona, il cui corpo sfigurato fu gettato nell’Adige. Sono tutte occasioni per i ragazzi di riflettere sia sull’importanza di rispettare e difendere i diritti umani sia sul valore della giustizia e sul significato della pena.

Ci dirigiamo infine verso la periferia ad est di Verona, dove ha sede il liceo, e per raggiungerlo passiamo davanti alla caserma “Giovanni Duca”, intitolata al colonnello qui morto sotto tortura in quelle che nel ’43-’45 erano dette le Casermette, e davanti alla casa circondariale di Montorio, inaugurata nel 1995 attuando un progetto di carcere maturato negli anni del terrorismo, e forse non più così adeguato alla nuova realtà degli anni Novanta e Duemila.

La visita guidata ha fatto conoscere ai ragazzi aspetti poco conosciuti della loro stessa città, e attraverso l’esperienza dei luoghi e dei fatti rievocati, li ha fatti riflettere su concetti fondamentali della giustizia e della pena, che verranno successivamente ripresi in classe, dagli insegnanti e dagli stessi volontari.

Già il giorno seguente abbiamo ricevuto una risposta positiva:  la visita è stata molto apprezzata dagli studenti e dagli insegnanti, sia per quanto riguarda gli aspetti organizzativi  sia per quanto riguarda l’approccio agli argomenti e le modalità delle spiegazioni, incentrate su essenziali e chiari concetti storico-filosofici e su eventi concreti ed esperienze di vita.

                                                                               Mariarita

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