Toccante incontro venerdì 19 nel carcere di Montorio tra Agnese Moro, figlia del grande statista ucciso dalle brigate rosse nel 1979 e Andrea Coi, elemento di spicco delle BR.

Ecco la lucida sintesi di una volontaria della Fraternità che ha assistito all’incontro:

Venerdì 19 ottobre 2018. Casa Circondariale di Montorio. La dott.ssa Maria Grazia Bregoli, direttrice dell’istituto di pena, introduce l’ incontro tra Agnese Moro, figlia dello statista sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, e Andrea Coi, un ex brigatista, e invita a considerare l’importanza dell’evento, in cui autori di reato e vittime si siedono accanto per parlare del perdono. Con Agnese Moro e Andrea Coi, è presente il padre gesuita Guido Bertagna, che li ha accompagnati nel percorso di reciproco avvicinamento e che presenta il suo ultimo libro, “Il libro dell’incontro. Vittime e responsabili della lotta armata a confronto”. Di fronte a loro gli studenti delle classi quinte di varie scuole superiori e i detenuti che se guono i diversi percorsi scolastici possibili in carcere. Questo evento è stato voluto e organizzato dalla direttrice Maria Grazia Bregoli insieme alla professoressa Daniela Galletta, che coordina le reti “Prospettiva famiglia” e   “Rete Scuole Territorio Educare Insieme”.

Per primo prende la parola padre Guido Bertagna, che  sottolinea l’importanza dell’ascolto empatico per l’accoglienza e la comprensione dell’altro. Questa è l’indispensabile premessa per la rielaborazione del proprio dolore, insieme all’impegno di trovare le parole per comunicarlo ed evitare che si radichi e si trasformi in rancore.  Esprimere la propria sofferenza e ascoltare quella dell’altro è stata la via dell’incontro tra Agnese e Andrea.

Agnese Moro ricorda il clima violento degli ‘anni di piombo ’, l’attentato di via Fani in cui fu sequestrato suo padre e furono uccisi gli uomini della  scorta, e la sofferenza della famiglia, provocata non solo dalla morte di Aldo Moro , ma anche dai comportamenti cinici che i familiari dovettero subire. Il dolore chiuso nel silenzio si trasformava in odio e rancore, e non poteva essere risolto e nemmeno alleviato dagli strumenti della giustizia, dai processi e dalle condanne. Incontrare gli assassini del padre fu, spiega Agnese, una necessità vitale, determinata dal bisogno di non lasciarsi soffocare dall’odio. Aiutata da padre Guido Bertagna, ha potuto scoprire l’umanità dei brigatisti, il loro terribile dolore di avere provocato un male irreparabile uccidendo un uomo buono. Incontrarli, ascoltare le loro parole, le ha dato la fiducia che l’uomo può sempre cambiare e che il male non vince.

Andrea Coi ha ripercorso la sua vita fino ai tragici eventi del 1978, caratterizzati dalla tragica illusione di poter attuare un cambiamento politico attraverso azioni armate. Negli anni successivi all’arresto ci fu  una prima presa di coscienza, infine nell’ ‘86 maturò la decisione di dissociarsi dalle Brigate Rosse, a cui seguì il lungo percorso di autocritica e di consapevolezza necessario a  liberarsi della spessa corazza ideologica e ritrovare la propria umanità. Anche per Andrea Coi incontrare le vittime è stata una necessità, per ricostruire  nel solo modo ancora possibile  relazioni che aveva spezzato con la violenza e rafforzare la sua liberazione dagli schemi dell’ideologia. In questo percorso Andrea Coi ha ricevuto un fondamentale aiuto da padre Adolfo Bachelet – fratello di Vittorio, il giurista ucciso dalle Brigate Rosse-  che voleva a sua volta capire che cosa avesse portato tanti giovani a scegliere la lotta armata. Andrea Coi  sottolinea il significato della giustizia riparativa: nelle aule dei tribunali le vittime dei reati sono assenti, la giustizia riparativa le rimette al centro. Solo questo può permettere un incontro fra l’autore del reato e la vittima: il perdono attiene solo alle vittime, che sono libere di concederlo se questo serve loro per ritrovare serenità.

Seguono domande da parte del pubblico, soprattutto da parte dei ragazzi delle scuole, che approfondiscono alcuni dei temi essenziali dell’incontro: l’importanza di evitare gli stereotipi e le rigidità ideologiche, nella consapevolezza che non ci possono essere risposte semplici a domande complesse; il dovere del rispetto della persona, di ogni persona, così come è espresso dalla nostra Carta Costituzionale. Questi, e il rigetto di ogni forma di violenza, devono essere i capisaldi  dell’impegno politico e sociale di cui ha necessità il nostro paese. 

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