Sei suicidi in carcere nell’ultimo mese. E’ un dato molto pesante e che ci deve far riflettere sulla situazione delle nostre carceri.

Da gennaio sono 74 i detenuti deceduti, considerando anche quelli morti per cause naturali. Nel giro di un mese si sono suicidati sei detenuti. Gli ultimi due nel giro di poche ore e riguardano due detenuti morti in ospedale dopo aver tentato di impiccarsi.

Ieri è deceduto nel reparto di rianimazione dell’ospedale di La Spezia un tunisino di 33 anni che una settimana fa si era impiccato e fu “salvato” in extremis. L’altro riguarda un ventunenne egiziano morto nell’ospedale viterbese Belcolle, dopo sette giorni di coma dopo aver tentato di impiccarsi nel carcere di Viterbo: si era impiccato con un laccio rudimentale fermato alle grate della finestra il 23 luglio, poco dopo essere stato assegnato al reparto di isolamento per scontare una sanzione disciplinare risalente a un fatto di marzo.

Nello stesso reparto del carcere di Viterbo si trovava anche l’italiano che si è tolto la vita il 22 scorso, dopo sette giorni in isolamento. Sempre qualche giorno fa, a distanza di tre giorni l’uno dall’altro, si sono suicidati due detenuti nello stesso carcere di Poggioreale, a Napoli.

La conta macabra dei suicidi in carcere continua. Ad oggi, siamo a quota 30 dall’inizio dell’anno. Aggiungendo le morti per cause naturali o ancora da accertare, abbiamo raggiunto un totale di 74 morti. Il tema dei suicidi in carcere rimane di estrema attualità. Secondo un vecchio studio del Consiglio d’Europa (riferito agli anni tra il 1993 e il 2010) in Italia il rischio di suicidio in carcere era risultato fra i più elevati. Non solo, mentre fra la popolazione libera negli ultimi 20 anni i tassi di suicidio diminuiscono progressivamente, ciò non accade in carcere. La forbice tra il carcere e il mondo esterno è quindi aumentata.

Diversi sono i fattori e in diverse Regioni le direzioni del carcere e le Asl hanno aderito a un protocollo di intesa per prevenire i suicidi e gli atti di autolesionismo. Come ha relazionato nel suo ultimo rapporto il Garante nazionale delle persone private della libertà, molte sono le situazioni che a buon titolo possono essere comprese nel concetto di vulnerabilità: lo stesso numero dei suicidi viene considerato per certi aspetti un indicatore, così come lo sono i tantissimi casi di autolesionismo registrati. Non solo, ma secondo il Garante nazionale Mauro Palma, il disagio psichico è un fenomeno in crescita all’interno degli Istituti di pena. “Persone borderline o con disagio grave si legge nel Rapporto – rappresentano una delle maggiori criticità segnalate dal personale, che si trova spesso a gestire situazioni senza alcuna formazione specifica e con grande responsabilità nel loro agire”.

A ciò si aggiunge la carenza di reparti che si possano prendere in carico queste persone. Il Garante nazionale ha rilevato, nel corso delle visite, come non solo i reparti di “Articolazione per la tutela della salute mentale” siano insufficienti, ma anche come molti di essi siano tali solo di nome: sono in parte meri reparti per l’osservazione psichiatrica ex articolo 112 del Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario, sezioni in concreto mai aperte per mancanza di un protocollo con la Azienda sanitaria territoriale o per carenza di personale.

Ricordiamo che a fronte del numero dei suicidi in carcere registrata nel corso dello scorso anno, il Garante nazionale, pur considerando la difficoltà di ricondurre eventi del genere a un’unica matrice, ha ritenuto necessario dare il proprio apporto per perfezionare il sistema di prevenzione elaborato dal ministero della Giustizia con la Direttiva del 3 maggio 2016.

A tale scopo, in quanto titolare della tutela dei diritti delle persone detenute e, conseguentemente, di persona danneggiata dalle violazioni dei diritti protetti, ha deciso di intervenire come parte offesa nelle indagini relative a tutti i casi di suicidio, a cominciare dal 2017, per fornire il proprio eventuale contributo di conoscenza e per seguire gli accertamenti che saranno condotti: in ogni caso di suicidio in carcere il Garante invia una richiesta di informazioni sullo stato del procedimento alla competente Procura della Repubblica.

ri, Un situazione che in alcune realtà è drammaticamente infernale.