Per capire in quale direzione stanno cambiando i numeri del carcere, riportiamo in rosso, accanto alla cifra attuale in nero, lo stesso dato al 31 dicembre 2015. Dopo la rilevante diminuzione dei detenuti cominciata nel 2013 e che sembrava attestata per tutto il 2015, dobbiamo registrare una preoccupante inversione di tendenza. Sono stazionarie, con piccole oscillazioni, solo le misure alternative.

Continua a crescere invece il ricorso alle due misure più recenti: quella del lavoro di pubblica utilità,  prevalentemente riservata alle infrazioni gravi del codice della strada, e quella della messa alla prova, che sospende il processo e, se conclusa positivamente, lo estingue del tutto.

Ricordiamo che nel 2014 le condanne della Corte europea, e soprattutto la minaccia di ulteriori e più gravi sanzioni, avevano spinto all’adozione di provvedimenti in controtendenza rispetto al crescente affollamento degli anni precedenti. Malgrado un diffuso ma non omogeneo miglioramento, le condizioni di detenzione rimangono comunque critiche, in particolare riguardo alle ingiustificate privazioni affettive e alla mancanza di lavoro durante e soprattutto dopo la carcerazione.

Ci siamo trovati, e ci troviamo ancora, a condividere pienamente le intenzioni dichiarate dal Ministro della Giustizia, contro la centralità del carcere, per il ricorso a sanzioni interne alla comunità sociale, per un significato riparativo della pena. Ma, dopo la larga consultazione organizzata in 18 tavoli tematici, la legislazione è rimasta pressoché paralizzata dalle vicende del referendum e dalle opposizioni anche interne alla maggioranza di governo. A conferma che senza una larga battaglia culturale ogni proposta coerente con i suggerimenti condivisi dagli esperti diventa un boomerang di perdita di consenso a vantaggio della politica populista che solletica il peggio dei pregiudizi e dei rancori sociali irrazionali, che sembrerebbero ancora prevalenti.

Al 31 dicembre 2016 in Italia:

le carceri sono 191 (197) per una capienza ufficiale di 50.228 (49.640) posti – i detenuti sono 54.653 (52.434), con un aumento di 2.219; ma già nel mese di gennaio 2017 si registra l’ulteriore sensibile aumento di 728 detenuti;

le donne sono 2.285, il 4,18% (erano 2.155, il 4,11%– gli stranieri 18.621, il 34,07%, (17.342, il 33,07%): si è invertita, anche se non di molto, la precedente tendenza ad una loro diminuzione assoluta e percentuale  – non abbiamo dati recenti attendibili sui tossicodipendenti; per ognuna delle tre maggiori categorie di reati i detenuti sono proporzionalmente aumentati: per quelli contro il patrimonio sono 30.900 (29.913), per quelli contro la persona 21.887 (21.468),  per quelli di droga 18.702 (17.676);

i non ancora definitivamente condannati sono 18.923, il 34,40% (erano 18.038, il 34,62%) – i condannati sono 35.400 (33.837);

di questi condannati, 19.868, il 56,12%, (19.037, il 56,26%) dovranno ancora scontare meno di 3 anni, 2.690 (2.684) più di 10 anni. Un numero sempre in crescita, alla faccia di chi sostiene che in pratica non c’è più, è l’ergastolo, passato da 1.633 a 1.687 proprio mentre un autorevole movimento d’opinione ne chiede l’abolizione, col sostegno di papa Francesco che lo definisce “una pena di morte nascosta”;

gli internati per misure di sicurezza sono rimasti 295 (498), in seguito al completamento quasi ultimato della chiusura degli OPG (Ospedali psichiatrici giudiziari);

i condannati in misura alternativa sono 23.424 (22.285), in aumento;

di questi, in semilibertà 756 (698) – in detenzione domiciliare 9.857 (9.491) – in affidamento 12.811 (12.096), compresi 2.991 (3.053) tossicodipendenti;

se alle persone detenute e in misura alternativa aggiungiamo i 6.447 condannati a svolgere lavori di pubblica utilità (5.954) , abbiamo un totale di 83.768 in area penale (79.975);

dobbiamo ancora tener conto del nuovo istituto della messa alla prova, che non va ad integrare l’area penale (come, del resto, nemmeno gli arresti domiciliari e le altre forme di limitazioni cautelari in attesa di processo): gli ammessi sono già 9.090 (6.557), ma ancora di più sono le richieste in corso di valutazione.

In tutto il 2016 sono entrate in carcere 47.342 persone (contro le 45.823 del 2015), a riprova di una inversione di tendenza con espansione della popolazione coinvolta.

In attesa dei dati 2016, ricordiamo che tra tutti gli ammessi a misure alternative nel corso del 2015, solo allo 0,79% la misura è stata revocata per commissione di nuovi reati.

Secondo il sito di Ristretti i morti in carcere nel corso del 2016 sono stati 110 (123), di cui 39 suicidi (43). Rispetto alla presenza media di detenuti nell’anno, il tasso di suicidi è circa 7,4 ogni 10.000. Considerato che tra tutta la popolazione italiana il tasso è attorno allo 0,6 per 10.000 abitanti, risulta che in carcere ci si suicida qualcosa come 12 volte di più che in libertà.

A Montorio al 31 dicembre 2016:

la capienza ufficiale è di 336 posti (350): se in passato ha toccato punte di 600, va detto che il carcere è sempre quello, non lo hanno dimezzato, la differenza è dovuta ad un più realistico cambiamento dei criteri di calcolo – i detenuti sono 470 (480), con una presenza media più o meno stabile che non sembra trascinata dall’aumento nazionale, ma sempre in condizioni di sovraffollamento;

di cui donne 54 (49), cioè l’11,49% (10,21%), due volte e mezzo la percentuale nazionale;

di cui stranieri 280, il 59,57% (294, il 61,25%), ancora in leggero calo, malgrado rimangano quasi il doppio rispetto alla percentuale di presenza nazionale.

Print Friendly