Grande tradizione di primavera, da 25 anni. Quest’anno la Festa dei popoli “Non muri ma ponti”  si è svolta il 22 maggio a Villa Buri, preceduta la sera del 21 maggio da un fantastico concerto dell’orchestra Mosaika in piazza dei Signori.

m5210Anche i detenuti del carcere di Montorio hanno inserito la loro voce nel coro di tutte le lingue che hanno parlato all’interno della manifestazione. Un gruppetto di 6 detenuti, usciti in permesso (una dal carcere femminile, gli altri dal maschile), ha portato sul palco, insieme alle altre bandiere del mondo, la bandiera che qualche anno fa era stata disegnata per l’occasione: un drappo azzurro con due grandi farfalle colorate che simboleggiano il desiderio di volare e l’aspirazione alla libertà che emerge dal cuore di ogni uomo, a qualsiasi popolo appartenga.m5328m5211

 

 

 

 

 

Dal palco, a turno, i detenuti hanno letto alcuni brevi pensieri che erano emersi durante un incontro dallo stesso tema della Festa, “Non muri ma ponti”, all’interno del percorso del gruppo Intercultura:

m5333I muri sono sbarramenti, creano divisioni… i ponti uniscono, creano relazioni…
Un muro è la segregazione razziale che qualche volta ho provato
II muro limita e rafforza la differenza
I m:uri non sono solo fuori… spesso sono dentro di noi… si chiamano “pregiudizi”
Se il fiume separa le due rive, il ponte le riunisce e le mette in relazione …
Anche i ponti possiamo costruirli innanzi tutto dentro di noi…
Ho viaggiato molto nei Balcani, dove convivono tre religioni: ortodossi, mussulmani e cattolici. Sono stato a Mostar e lì c’è un ponte simbolo che la guerra ha distrutto. La guerra ha separato culture diverse: da un lato del fiume c’erano case arabe e dall’altro c’erano edifici occidentali, lo non dimentico di essere stato bene con persone e famiglie di qua e di là dal ponte. Non capisco come possono ora stare divise. Il ponte nuovo che hanno ricostruito è il simbolo che tutti sono uomini: ortodossi, mussulmani e cattolici!
Vorrei abbattere i muri dell’indifferenza totale, sia dentro che fuori dal carcere. Vorrei che la gente capisse che la vita non è fatta di carriera ma di lavoro onesto e dignitoso. Vorrei costruire ponti di contatto fra la gente con meno egoismo e meno apparire, cercando di capire i problemi dei più giovani e renderci conto che bisogna ricominciare.
Vorrei abbattere i muri dell’ignoranza che dividono le persone e costruire ponti che uniscano tutte le nazioni e i continenti, senza più confini e frontiere … il mondo è di tutti, non ci sono barriere … noi siamo ospiti della terra, siamo ospiti dentro le mani di Dio, sotto il suo occhio … dobbiamo abbattere i tabù che noi abbiamo e fare un ponte per comunicare e capirci meglio.
Talvolta abbiamo costruito muri di diffidenza entro cui ci siamo barricati per non essere feriti. Ma è sempre possibile sfruttare le crepe che ci sono e aprire in questi muri delle porte per andare oltre e stabilire rapporti con la gente.m5336

La lettura, anche se talvolta un po’ faticosa per la diversità della lingua, è stata calda e sentita e ha creato una forte emozione fra coloro che erano presenti, raccogliendo alla fine un lungo applauso di condivisione e di solidarietà.

Allo stand, insieme ad altre Associazioni, il “banchetto” della Fraternità che ha presentato ai tanti visitatori materiali, documentazione e libri dell’Associazione. Alcuni volontari si sono fermati per tutto il tempo della Festa, intrecciando qualche dialogo con i passanti per illustrare le nostre attività e il nostro cammino.

Vedi il volantino

23-5-16 – L’Arena: “Cade un muro, nasce un ponte per l’abbracio (sic!) fra i popoli”