Quante volte ce la siamo presa con i giornali, per il “mostro” schiacciato sul suo delitto, sull’esibizione di tutti i suoi aspetti che porterebbero a negargli qualunque umanità. Quante volte ci siamo indignati rivendicando che la persona è sempre più di un fatto, per quanto tragico o ripugnante, che ha compiuto. E che in fondo non può non esserci qualcosa che non vediamo.

A volte facciamo fatica anche noi a restarne convinti e ci aggrappiamo più a una dichiarazione sempre vera e irrinunciabile piuttosto che ai giudizi istintivi che ci suggerisce l’emozione. E in questa tragedia di Albaredo, in particolare, è meglio che stiamo zitti perché non sappiamo cosa dire.

Siamo contenti allora di riportare un articolo che fa notizia come l’uomo che morde il cane, perché invece di rimestare nel giudizio ci aiuta, con una testimonianza equilibrata e profonda, a capire qualcosa, a immergere l’episodio in un contesto come noi non avremmo saputo fare.

1-3-16 – L’Arena: “‘Andrei, ragazzo introverso che ha sofferto molto da piccolo'”