Attenzione perché chi vuole entrare in carcere il 28 marzo per ascoltare il racconto di un libro vivente, deve iscriversi entro il 4 marzo, compilando e inviando il modulo scaricabile cliccando qui.

La Fondazione San Zeno organizza per sabato 28 marzo 2015 dalle 15.00 alle 19.00 la prima edizione di Parole in libertà – Biblioteca Vivente nell’ambito del progetto “Varcare il muro del pregiudizio”, che si svolgerà presso la Casa circondariale di Montorio, Verona.

Nuovi “libri” saranno protagonisti di quest’edizione e pronti a confrontarsi con i lettori sui pregiudizi legati alla vita in carcere.

Intanto alcune informazioni…

Cos’è? La Biblioteca Vivente è uno strumento ideato per rompere stereotipi e liberarci dalle diffidenze, promuovendo il dialogo. Potrai incontrare alcuni detenuti e sfogliare pagine della loro vita.

Chi sono i libri? Sono persone in carne ed ossa, disposte a raccontarti la propria storia e a rispondere alle tue domande.

Come funziona? Come tutte le altre biblioteche. Vieni in carcere e sfoglia il catalogo. Scegli il titolo del libro vivente che richiama la tua attenzione, siediti di fronte a lui o a lei e… ascoltalo in un incontro a tu per tu della durata di circa 30 minuti.

Si ricorda  che è necessaria l’iscrizione e che l’evento è a numero chiuso.

Ma se non si riesce ad entrare in questo numero chiuso? C’è una seconda possibilità che non richiede prenotazione: il 18 aprile alla Biblioteca Civica c’è un’altra possibilità di consultazione di “libri viventi”, tra i quali sono previsti anche alcuni detenuti in permesso.

Per saperne di più sulla Biblioteca Vivente visita il sito.

Il pomeriggio del 4 marzo i “libri viventi” si sono incontrati in carcere per fare una prova di reciproco racconto: i libri “di fuori” (12) hanno letto i libri “di dentro” (12) e viceversa. Alla fine hanno fatto un momento di verifica e Luca, un “libro vivente” cieco, ha detto delle cose molto belle. Gli abbiamo chiesto di scrivere due parole per il nostro sito. Eccole:

“Entrare in carcere è una di quelle esperienze che ti allontanano dalla realtà di tutti i giorni quel tanto che basta per farti ritrovare te stesso.

È quello che ieri pomeriggio abbiamo sperimentato noi “libri” della Biblioteca Vivente di Verona, facendo visita ai nostri colleghi che, il prossimo 28 marzo, daranno vita ad un’edizione speciale di quest’iniziativa dal titolo “Parole in libertà”.

Alle 16 ci presentiamo puntuali davanti all’ingresso del carcere di Montorio.
Incuriositi, pensierosi e un po’ intimoriti cominciamo la lunga trafila dei controlli.
Ad ogni varco, ad ogni passo in quei lunghi corridoi, la sensazione di lasciare un pezzettino di vita quotidiana (perfino il cellulare, dal quale non ci stacchiamo mai), per entrare in un’altra dimensione.

Poi, alla fine dell’ultimo corridoio, ci fanno entrare in una stanza: una biblioteca che, guarda un po’, è del tutto simile ad una biblioteca normale, ed è anche nuova! Ci sediamo e ‘lì’ aspettiamo.
Arrivano i primi due e poi alla spicciolata tutti gli altri: ci stringono la mano, si presentano e prendono posto in mezzo a noi. E, guarda un po’, sono persone normali!
‘Ma che strano: tutti quei controlli, quei corridoi, quelle guardie e quei cancelli, per ritrovarci in un luogo normale con persone normali…’

La porta della biblioteca si chiude e, come per magia, tutti noi smettiamo di essere persone per diventare libri viventi.
Durante la presentazione qualcuno, fuori, urla: è l’ultimo segnale che ci ricorda che no, non siamo in un posto esattamente normale.
Ma subito dopo le letture hanno inizio: ogni libro esterno leggerà un libro interno e viceversa.
Da questo momento non esiste più carcere, né prigionieri o liberi, ma solo storie, persone che parlano e altre che ascoltano, domande, capitoli che si aprono e si chiudono, emozioni: vita.
Alla fine ciascuno condivide le proprie sensazioni, da libro e da lettore: difficile mettere in voce i propri stati d’animo, ma lo facciamo tutti, con lo stesso linguaggio.

Ma è ora di concludere. La porta della biblioteca si riapre ed ecco che da libri torniamo ad essere persone: fuori non c’è un’affollata strada del centro piena di vetrine e di gente che va e viene, ma gli stessi corridoi, le stesse guardie, gli stessi cancelli che, per un’oretta, tutti avevamo dimenticato.
Ci si saluta, ma non è un saluto normale, perché Noi usciremo e Loro resteranno lì.
‘Ma come? Perché? Fino a poco fa io leggevo lui e lui leggeva me, eravamo uguali. E adesso?’

Ripercorriamo all’inverso i corridoi in direzione dell’uscita, siamo frastornati. È ora di cena, c’è odore di cibo, i carrelli vanno avanti e indietro fragorosamente: ‘Chissà cosa mangeranno…’

Siamo fuori: pian piano ci riappropriamo della nostra vita reale, della nostra libertà, ma con la sensazione netta di aver lasciato lì dentro un po’ di noi e di aver costruito con quelle persone (o meglio, con quei libri) un legame che nessuna sbarra potrà mai spezzare.” (Luca)

27-3-15 – L’Arena: “Carcerati come libri. La biblioteca vivente debutta a Montorio”