C’è chi ai lupi vorrebbe sparare, dimenticando che che San Francesco ha indicato un metodo molto più efficace.

Ma c’è un altro genere di lupi, quelli, per capirsi, ai quali anche fra Beppe si sente fratello: i detenuti.

“Dal 1 gennaio 2014 – informa un comunicato del sindacato UilPA Penitenziari – gli episodi di aggressione in danno di poliziotti penitenziari, perpetrati da soggetti detenuti, sono stati 309 per un totale di circa 420 operatori feriti, di cui circa 130 che hanno riportato prognosi superiori ai 7 giorni”.

C’è da preoccuparsi, e infatti il sindacato Sappe della polizia penitenziaria, dopo una visita a Montorio, attribuisce la causa di questo rischio al fatto che le celle rimangono aperte durante il giorno e i detenuti sono liberi (si fa per dire) di camminare nel corridoio della sezione. E sembra preferire il regime delle celle chiuse.

Si affaccia però un altro rischio, soprattutto nei riguardi dei lettori delle notizie: di avvalorare lo stereotipo del detenuto violento. Ci sono certamente persone intolleranti, aggressive, un po’ fuori di testa, magari ubriache e pericolose, e bisogna trovare i modi per impedire loro di fare del male. Ma la stragrande maggioranza, dentro come per le strade, non hanno la violenza né come comportamento né come imputazione di reato. E non sarebbe giusto comprimere tutti nei pochi metri delle celle chiuse.

Il sindacato UilPA ci sembra entrare nel merito con proposte molto più costruttive ed articolate, con l’organizzazione della cosiddetta “sorveglianza dinamica” e con severe sanzioni mirate però solo agli autori di gesti di aggressione.

16-10-14 – L’Arena: “Carcere con celle aperte – Gli agenti a rischio sicurezza” – Vedi anche sulla rassegna stampa di Ristretti.

Leggi il comunicato e la lettera di proposte della UilPA

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