Esce quest’anno la seconda edizione di Quel giorno di uve rosse di Alfredo Bonazzi, un commento lirico alle parole pronunciate dal Pontefice nel carcere di Regina Coeli.

L’evento che fece il giro del mondo è raccontato da Bonazzi in versi carichi di significato e profondità.

Quando l’umile papa Giovanni, la mattina del 26 dicembre 1958, con le braccia incrociate e il passo spedito, si immerse in quel mondo di paura e disperazione, Bonazzi si trovava nello stesso mondo, dentro le mura del carcere, ma lontano da Roma; non vide con i suoi occhi l’entrata del Papa a Regina Coeli ma le parole che pronunciò riecheggiarono in tutte le carceri d’Italia.

Bonazzi conservò in cuor suo, come un tesoro prezioso, quelle parole.

Il fatto che un Papa fosse arrivato tra i carcerati aveva donato, a coloro che si trovavano dietro le sbarre, il conforto di sapere che non erano più abbandonati, che la Chiesa stava tornando alla “normalità”.

Quindici anni dopo la visita del Papa a Regina Coeli, Bonazzi ha ottenuto la libertà, la pena accorciata grazie alla sua voglia di vivere, all’amore per gli uomini.

 

Quando gli chiediamo in che modo la poesia ha rappresentato una via di fuga durante i suoi anni di detenzione lui risponde che “dopo aver iniziato un percorso di studio in carcere, di dieci ore al giorno, ed aver acquisito la maturità della conoscenza, avendo anche alle spalle persone qualificate, mi sono innamorato di Pavese, ho scoperto la poesia, in particolare mi sono innamorato della poesia americana e ho iniziato a scrivere. È stata una catarsi interiore, un mezzo di elaborazione del mio dolore profondo, un mezzo per accettare la mia condizione”.

 

Quando oggi rilegge i versi scritti in quegli anni duri Bonazzi dice di provare le stesse emozioni che provava mentre scriveva le sue poesie, la stessa pacificazione interiore, la stessa gratificazione che è arrivata con il plauso letterario e un traguardo raggiunto con i molti premi vinti che lo rendono felice e orgoglioso, ma soprattutto la soddisfazione di poter trasmettere tutto il suo mondo e spirito di poeta all’esterno, corredandolo con il suo bagaglio di immensa sofferenza, trasmettendo a tanti giovani, incontrati nelle scuole in tutti questi anni passati, il segno di una testimonianza di scrittura e di vita.

Copertina di Quel giorno di uve rosse.

Copertina di Quel giorno di uve rosse.

 

Infine, Bonazzi “testimone/protagonista di una rinascita attraversata da un dolore indescrivibile e vorrei che chiunque legga il mio libro capisse il valore della mia gratitudine ad un uomo, Papa Giovanni, che inginocchiandosi a Regina Coeli, in un luogo di uomini dimenticati e perduti, disse: “Fratelli, sono qui con voi nella casa del Padre.” Le sue parole d’amore martellavano allora nella mia tempia di persona ristretta, da 60 giorni legato ad un letto di forza. In quei momenti terribili quella voce penetrò nella mia mente e nel mio cuore e dopo anni, da uomo libero, sentii l’urgenza di raccontare con la mia poesia tale “incontro”.

 

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