Giovedì 18 settembre ha avuto inizio l’evento organizzato da Cittadinanza attiva che prevede quattro serate a tema nel parco di Villa Buri: la prima a tema carcere, la seconda a tema gioco d’azzardo, la terza si concentrerà sulla multiculturalità e infine il tutto si concluderà domenica nella serata riassuntiva.

 

Il tema della prima serata verteva su un argomento di cui non siamo molto abituati a sentir parlare: il carcere. Come ha ricordato il nostro socio Roberto, il carcere è qualcosa che si vuole tenere nascosto dal resto della società, tanto nell’informazione quanto fisicamente. Il carcere di Montorio, infatti, come tutte le carceri sparse per l’Italia, è stato appositamente costruito fuori dalle mura di Verona, con lo scopo di tenere lontana la cittadinanza in modo che, come si suol dire, lontano dagli occhi, lontano dal cuore.

 

Nonostante si tratti di un tema duro, difficile da prendere a cuore, non c’era un posto vuoto durante la conferenza. Con grande attenzione i partecipanti hanno assistito, come prima cosa, ad uno sketch teatrale ispirato al Carcerato di Alessandro Mannarino, subito dopo è arrivato il momento di Tobhy, un ex detenuto che durante gli anni di carcere ha avuto la possibilità di frequentare un corso di pittura, grazie al quale ha cominciato a dipingere bellissimi quadri che resteranno esposti a Villa Buri fino alla serata conclusiva di domenica.

 

Tobhy ha raccontato cosa significa vivere in carcere attraverso le immagini piene di significato dipinte da lui nel periodo di detenzione: dal motivo per cui si entra in carcere, spesso la mancanza di cultura o una cattiva cultura, a quello che pesa di più una volta entrati in carcere, la solitudine; ai tentati suicidi a cui, purtroppo, si è costretti ad assistere dentro le mura di un carcere, fino al momento in cui si esce dal carcere: “Il carcere è una cosa bruttissima, però quando si esce è ancora peggio. Prima di entrare si è una persona, quando si entra in carcere si sparisce, non c’è nessuna personalità, tu diventi trasparente. Poi, con un percorso che fai per uscire e quando esci, l’altro percorso di reinserimento, ognuno cerca di ricostruire se stesso.”

 

Uscire dal carcere non è facile, spesso si è indotti a commettere di nuovo un reato. Come ha spiegato Roberto la percentuale di reiterazione di reato nelle persone che escono dalla detenzione è molto alta. Questo ci fa pensare che forse l’obiettivo della carcerazione, quello di rieducare la persona, spesso fallisca. “È come se in un ospedale dimettessero una persona che è ancora malata”, commenta Roberto.

Come ha raccontato Thoby, fondamentale per la sua rieducazione è stato l’aiuto dell’associazione La Fraternità, dall’ascolto che ha ricevuto dai volontari e da Fra Beppe, ai progetti proposti, i quali non solo hanno lo scopo di migliorare il periodo di detenzione, offrendo la possibilità ai detenuti di passare il tempo in modo produttivo, dandogli anche la possibilità di studiare e di conseguire titoli di studio, ma cercano anche di attuare quello che prevede l’articolo 27 della Costituzione, ovvero che le pene devono tendere alla rieducazione.

 

Un altro aspetto di cui si è parlato durante la conferenza è quello che succede alla vittima di reato, una figura che l’Italia considera poco. Per questo a Verona è stata creata l’associazione ASAV che si occupa proprio di assistenza alle vittime di reato e che sa quanto sia importante favorire la riconciliazione tra vittima e reo.

Proprio per dimostrare che la riconciliazione non solo è benefica ma è anche possibile, è stata mostrata la video-esperienza di una donna, moglie di un carabiniere ucciso da un ragazzo a cui era stata ritirata la patente perché risultato positivo all’alcol test, e la mamma di questo ragazzo, condannato all’ergastolo. Dopo un percorso estremamente difficile queste due donne si sono unite per fondare la loro associazione, per aiutare la riconciliazione di cui loro sono un esempio fortissimo.

 

A provare che il carcere è si lontano dagli occhi ma non sempre dal cuore, sono stati gli interventi dei partecipanti della serata, che con domande e riflessioni hanno dimostrato che c’è interesse da parte dei cittadini a saperne di più e ad abbattere la credenza comune che i buoni stanno fuori e i cattivi dentro.

 

 

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