Nascita e crescita dello sportello Acli in carcere

Dal racconto di Camilla Litterotto e Marco Geminiani

Dicembre 2010.

Con lo scopo di portare le pratiche di previdenza sociale in carcere nasce lo sportello Acli. Disoccupazione, invalidità, assegni familiari, pensioni, estratti contributari le pratiche più richieste.

Si inizia in pochi: Marco Geminiani, Presidente del Patronato Acli di Verona; Camilla Litterotto de La Fraternità, con una borsa di studio dell’associazione Granello di Senape di Padova; Oscar Signorini, volontario del Patronato.

«Non è stato facile gestire una situazione così al limite, nella quale già trovare gli spazi per incontrare le persone è complicato e i tempi, fosse solo per raccogliere una firma o avere la fotocopia di un documento, si dilatano all’infinito; sono stati necessari molti mesi per riuscire ad individuare le modalità giuste per agire», commenta il Presidente del Patronato.

Nasce dalla buona volontà, lo sportello. Con un banchetto, dove tutto viene scritto a mano; nasce ascoltando le necessità dei detenuti, portandole poi fuori, in Acli, dove vengono realizzate le pratiche, poi riportate in carcere. Una lunga trafila, che comunque già facilitava la situazione di chi, dal carcere, non sarebbe riuscito ad ottenere ciò che gli spettava di diritto.

Marco Geminiani è chiaro su questo punto: «Si fa giustizia, non carità».

Dopo tre anni di fatiche va sviluppandosi l’idea di un’evoluzione dello sportello, proprio per dargli una forma più snella, semplificare il lavoro ed avvantaggiare le tempistiche e gli spostamenti. La nuova struttura abbraccia il maschile, il femminile e si rivolge anche alla guardia penitenziaria; prevede l’ingresso in carcere di medici per le pratiche di invalidità e anche del direttore dell’INPS di Verona.

Nasce un centro d’ascolto per i familiari; una vera e propria rete con le famiglie allo scopo di reperire i documenti dei detenuti ma anche, non secondariamente, di assistere tutta la situazione familiare.

Una vera e propria succursale delle Acli a Montorio, che cresce anche grazie alla presenza di nuovi volontari, facendo salire a sette il numero delle persone impegnate nel progetto: Paolo Roviano e Alessia Dusi delle Acli, che si occupano delle problematiche previdenziali per le guardie carcerarie; Nicoletta Serafin e Giacomo Lazzarin, volontari de La Fraternità.

Il 28 aprile 2014 si è svolta così, presso la Casa Circondariale di Verona, l’inaugurazione del neonato ufficio del Patronato Acli in carcere, con tanto di taglio del nastro. Un vero e proprio spazio quindi, non più solo un’attività.

Organizzato e gestito in maniera seria e specifica, con persone dedite all’ascolto e alla raccolta delle necessità, su appuntamento, ed altre con il compito di raccogliere la documentazione necessaria alla realizzazione fisica delle pratiche direttamente in carcere.

Rimane l’ufficio interno, per incontrare i detenuti con carta e penna; ad esso si aggiunge però la vera e propria presenza delle Acli in carcere.

Che però non vuole essere il punto di arrivo per un’attività che possiede ancora moltissimo potenziale. Marco Geminiani, inesauribile fonte di idee, spiega come l’ultima novità sia la pratica per il rinnovo della patente; «perché se uno esce e non ha più la patente, cosa fa?». È a monte ostacolato nel trovare lavoro, ancora di più di quanto già non sia.

È di questi giorni anche la notizia di un incontro tra le Acli e la Dott.ssa Bregoli, Direttrice della Casa Circondariale, per produrre, tramite lo sportello, anche un servizio di incontro al lavoro dentro il carcere, tramite le piccole e medie imprese e le cooperative.

«Al di là del servizio» confessa Geminiani «il mondo della detenzione ha rappresentato, per me, una frontiera della coscienza davvero complessa. Non viene spontaneo lavorare per il riconoscimento dei diritti sociali di un detenuto; prevale di getto l’idea di una persona che, apparentemente, non possiede tali diritti ma solo l’obbligo dell’espiazione della colpa (anche se la metà delle persone detenute a Montorio è ancora in attesa di giudizio di primo grado). Svolgere questo servizio ha cambiato il mio modo di essere e di guardare alla detenzione e mi ha posto interrogativi sul giusto atteggiamento di solidarietà».

Quello di Verona è l’unico ufficio delle Acli interno ad un carcere; la sua realizzazione ha fatto si che il progetto venisse portato in Sede Nazionale, in modo tale da poterlo riproporre in altre realtà italiane. È un servizio che funziona: in due anni il numero delle prestazioni erogate si aggira intorno alle cinquecento, la maggior parte delle quali sono di invalidità civile, disoccupazione, assegni familiari.

«Ogni volta che entro nella casa circondariale, incontro davvero la solidarietà, senza filtri e mediazioni. Incontro le persone detenute come sono e loro incontrano me come sono. È un dialogo di vita e di servizio che non ha eguali» continua Marco Geminiani.

29-4-14 -. L’Arena: “Un ufficio del Patronato Acli a disposizione dei detenuti”

 

 

 

 

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