Il nostro nuovo socio Luigi Calcagni ci racconta la sua attività in carcere: Luigi è un architetto, colui che ha progettato la Gran Guardia e l’Università di Verona tra le altre cose, e ora impartisce delle lezioni ad un gruppo di detenuti di Montorio.

Le sue non sono lezioni “classiche”, non sono le stesse lezioni che prepara per gli universitari per intenderci, ma cerca di coinvolgere il più possibile i suoi studenti di Montorio spaziando da un argomento come la struttura della chiesa di Santa Sofia ai grandi grattacieli di New York e di Hong Kong, senza tralasciare il loro contesto storico-geografico.

Come ci spiega Luigi molti di loro non hanno mai avuto modo di studiare la geografia per cui non hanno idea di dove si trovi New York e neanche da che parte sia l’America sulla cartina geografica.

 

La necessità di sviluppare delle lezioni che si concentrino soprattutto sull’architettura moderna e contemporanea, a discapito di quella classica, deriva dal fatto che il gruppo non è omogeneo, sono presenti allievi di diversa età, diverso tipo di pena, diverso grado di scolarizzazione e diversa etnia.

È importante, quindi, trattare temi che possano interessare tutti e infatti Luigi ci spiega che gli studenti mostrano un grande interesse per gli argomenti trattati, anche grazie alle belle immagini con cui vengono accompagnate le spiegazioni del professore, tanto che spesso sono loro in prima persona a proporre delle tematiche.

 

Certo esistono anche alcune problematiche.

Prima tra tutte quella di invogliare le persone a partecipare alle lezioni. Spesso un detenuto afferma di voler partecipare e poi non si presenta, magari perché ha appena ricevuto una brutta notizia o perché quel giorno non ne ha molta voglia, per questo Luigi vorrebbe avere la possibilità di chiamare gli interessati prima della lezione per motivarli a presentarsi e per creare un contatto con loro.

 

Un’altra richiesta è quella di poter creare un gruppo misto, in modo tale da permettere anche alle donne di seguire le sue lezioni, che certamente troverebbero interessanti.

Infine vi è il problema del coinvolgimento emotivo che Luigi sente molto forte.

In un ambiente “delicato” come quello del carcere, dove la prudenza non è mai troppa, è difficile mantenere un distacco emotivo e non farsi coinvolgere dai problemi dei detenuti.

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