Si è tenuto ieri il quarto incontro del ciclo di conferenze “21 marzo: la Memoria che fa Primavera”, dal titolo “Droga: consumo, traffico illecito, scenari di intervento”.

 

Il sociologo Luca Mori ha spiegato come spesso gli studiosi abbiano tentato di capire ciò che spinge i giovani a fare uso di droghe attraverso la cosiddetta “socializzazione deviante”.

Si parla di socializzazione in quanto è necessario imparare ad usare la sostanza e ad apprezzarne l’effetto per approcciarsi alle droghe; si parla di socializzazione deviante perché, secondo gli studiosi, il giovane può apprendere tutto ciò solo venendo a contatto con gruppi devianti.

 

Oggi questo modello non regge più, a provarlo ci sono diversi sondaggi dai quali si capisce che l’offerta di droga non arriva più esclusivamente da gruppi devianti, quali minoranze etniche ai bordi della società o gruppi criminali, così come il consumo non è più appannaggio di gruppi sotto culturali.

 

Fabio Salandini, della cooperativa sociale La Genovesa, ha invece illustrato il ruolo centrale della ‘Ndrangheta all’interno del traffico di droga internazionale.

La ‘Ndrangheta è una struttura che fa da cerniera a questo commercio dopo essersi sostituita a Cosa Nostra a partire dagli anni ’80.

Le altre mafie del narcotraffico ritengono ormai la ‘Ndrangheta una struttura affidabile e grazie a questo è riuscita a riprodursi e a creare una rete molto forte.

 

Ma perché la ‘Ndrangheta sembra agire indisturbata?

Una delle cause è il fatto che lo stato italiano negli ultimi anni ha concentrato le azioni di lotta alle mafie sulla Sicilia e su Cosa Nostra in particolare, motivo per cui la ‘Ndrangheta è diventata sempre più forte.

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