Venerdì 22 novembre si è svolto presso il teatro Ristori il convegno per celebrare i tre anni di vita del Progetto Esodo, che rende possibili “percorsi di inclusione socio lavorativa per detenuti, ex detenuti e persone in esecuzione penale esterna”.

Come ricorda alla fine del convegno Franco Balzi, il referente del Progetto, dal 2011 fino ad oggi sono stati investiti 5,4 milioni di euro, sono state seguite 420 persone all’anno su 850 detenuti al carcere di Montorio. Il Progetto, dal 31 agosto 2013, ha consentito l’attivazione di 54 corsi, 10.875 ore di formazione e l’avvio di 643 percorsi di inclusione lavorativa, modulati in base alle capacità e alla tenuta delle persone.

 

A prendere la parola per primo è stato Giovanni Tamburino, il capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

A suo parere il mondo del carcere è stato, ed è tuttora, soggetto ad un’attenzione saltuaria e superficiale; quello che manca in italia è, inoltre, una riflessione scientifica sull’argomento.

Vi è spesso un approccio dilettantistico ed estemporaneo su tutto ciò che concerne il mondo del carcere e quando il problema è stato preso in considerazione si è fatto con l’emotività, che rischia di far perdere la freddezza e la lucidità, spesso necessarie in questo ambito.

Secondo Tamburino, l’esecuzione penale è un territorio complesso perché al suo interno concorrono una serie di elementi, non tutti coerenti tra loro.

I compiti del carcere sono quelli di difendere la società e di garantire la sicurezza dei cittadini; il suo obiettivo, invece, è il recupero del condannato, che è un dovere civico, come ci ricorda la nostra Costituzione.

Il capo del DAP cita poi Sant’Agostino con la frase “se la società non avesse la giustizia sarebbe un gruppo di ladroni”, per ricordare che è proprio questo che giustifica la pena.

E infine aggiunge che: “Chi ha in carico la gestione delle carceri italiane si trova purtroppo a dover fare i conti con i numeri che testimoniano il grave sovraffollamento. Il Progetto Esodo ha un’importanza decisiva perché si misura invece con le persone. Il lavoro è considerato una delle misure migliori per ovviare alla pena detentiva standard”.

 

Segue l’intervento di Pietro Buffa, il provveditore reggente per l’Amministrazione penitenziaria del Triveneto, il quale ha affermato che il Progetto Esodo è un cammino che deve proseguire, perché questi anni di attività hanno consentito a enti diversi di collaborare insieme con lo stesso obiettivo: ridare speranza ai detenuti.

“Quello che dobbiamo fare – ha ricordato Buffa – è non pensare che tutto sia ineluttabile nel mondo del carcere. Quello che ci ha insegnato il Progetto Esodo in questi anni è che possiamo lavorare insieme per un cambiamento”.

 

Ha poi preso la parola il presidente del tribunale di sorveglianza di Venezia, Giovanni Maria Pavarin, affermando che esiste una sproporzione tra l’attenzione rivolta all’interno e all’esterno del carcere: “la parte che si occupa della gestione della detenzione deve avere un occhio all’esterno oltre che all’interno, e il Progetto Esodo ci ha aiutato proprio a rivolgere la nostra attenzione al di fuori del carcere per il bene del detenuto”.

 

Il Progetto, dunque, durante questi tre anni, ha conseguito ottimi risultati, regalando grandi soddisfazioni a tutti coloro che l’hanno reso possibile.

Il convegno si è concluso con la visione di un filmato sul Progetto Esodo: http://vimeo.com/80010058

23-11-13 – L’Arena: “Da detenuto a steward. Col Progetto Esodo si può”

25-11-13 – L’Arena: “Sacrestano musulmano a San Nicolò”

26-11-13 – Corriere Veneto: “Rida, ex rapinatore, ora sacrestano islamico: ‘Prego Allah, rispetto Gesù'”

1-12-13 – Verona fedele: “L’Esodo dalle carceri inizia con il lavoro e la formazione”

 

 

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