Doveva essere l’incontro con Cosimo Rega che, condannato all’ergastolo, dopo 34 anni di carcere ha ottenuto di lavorare all’esterno (rientrando dopo il lavoro) e di uscire in permesso come previsto dall’ordinamento penitenziario. Da tempo avevamo concordato la sua presenza, col parere favorevole del direttore di Rebibbia. Cosimo aveva già acquistato i biglietti del treno per sé e per sua moglie Gelsomina. Invece la sera precedente ha saputo che non c’era nessun permesso per lui, e non perché fosse stato respinto, ma perché la richiesta, partita dal carcere non sappiamo con quale mezzo di comunicazione, non risultava pervenuta al Magistrato che avrebbe dovuto decidere. Come si fosse persa tra le strade di Roma.

Dopo aver ascoltato al telefono la delusione arrabbiata di Cosimo, abbiamo dovuto superare anche il nostro smarrimento e riprogrammare all’ultimo momento l’incontro di sabato 23 novembre,sentendoci in debito col pubblico numeroso dell‘auditorium dei Santi Apostoli, compresi molti familiari dei nostri gruppi.

Invece, via via che i relatori improvvisati parlavano, l’attenzione e l’interesse in sala, per non dire l’emozione, si avvertiva che stavano crescendo, tanto che dopo più di due ore abbiamo dovuto interrompere per rispettare gli orari, altrimenti quasi tutti sarebbero rimasti ad ascoltare.

Fra Beppe ha ricordato come l’attenzione ai familiari sia tra le ragioni fondative della Fraternità.

Silvana Iori ha descritto la giornata che ogni terza domenica del mese raduna i familiari dei detenuti e alcuni ex detenuti: dall’incontro iniziale, alla suddivisione in tre gruppi, al ritorno in plenaria e poi al pranzo conviviale. Silvana è facilitatrice del gruppo che accoglie le famiglie che si sono avvicinate alla Fraternità più di recente ed è disponibile anche a colloqui personali di prima conoscenza e preparazione all’ingresso nel gruppo.

Emma Benedetti è responsabile del Centro d’ascolto “Domenico” per i familiari che vanno a colloquio con i congiunti in carcere. Ha riassunto la storia infinita del centro d’ascolto “davanti al carcere”, sempre sul punto di nascere e sempre impedito, fino ad accontentarsi di questa stanza adiacente la sala d’attesa colloqui. Dove comunque i volontari svolgono un’attività di accoglienza, informazione, aiuto efficace e in buona collaborazione con la polizia penitenziaria.

Lara Simeoni ha guidato tempo fa, come psicologa, gruppi di detenuti della terza sezione del carcere di Montorio ad affrontare, esporsi e confrontarsi sui temi dell’affettività e delle relazioni familiari. S’era preparata al compito di fare domande a Cosimo, leggendo preventivamente il suo libro autobiografico Sumino ‘o falco. E dal libro ha scelto e proposto alcuni brani. E’ riuscita così a ricondurre gli interventi (i suoi e i successivi degli altri relatori) su un piano di coinvolgente intensità emotiva e di notevole approfondimento tematico.

Il sistema di relazioni che costituisce la famiglia al momento dell’arresto è costretto ad interrogarsi su cosa non ha funzionato, se il reato proveniva da un disagio non comunicato, o da uno stile di vita inadeguato. Se il detenuto può sentirsi in colpa per avere in un certo senso tradito la famiglia, praticando comportamenti nascosti o facendo ora mancare le risorse economiche, affettive, educative o diventando consapevole del fallimento e delle scelte sbagliate, a sua volta la famiglia può sentirsi in colpa per non avere svolto bene il proprio compito educativo, per non aver saputo ascoltare il malessere o intuito i comportamenti a rischio o non aver avuto l’animo di affrontarli.

Sarebbe pericoloso sia non avvertire colpa sia bloccarsi e restare macerati nella colpa. Si dovrebbe invece, ed è quanto i colloqui e le attività di gruppo in carcere e quelli con le famiglie all’esterno si sforzano di facilitare, guardare criticamente comportamenti e relazioni passate prendendo forza proprio dalla sofferenza che il loro evidente fallimento ha provocato. La percezione della necessità del cambiamento va accompagnata dalla certezza che questo cambiamento è sempre possibile e che una rielaborazione personale aiutata dalla fiducia nella comunicazione familiare, dallo scambio di esperienze, dalle competenze di esperti e volontari, può guidarlo sulla strada giusta.

Lara Simeoni ha dato poi il maggior rilievo alla figura di Gelsomina, la moglie di Cosimo, sempre presente anche nei silenzi, sempre accanto con tutto il peso del lavoro e dei figli e delle visite in carcere. Ha raccontato poi, con fra Beppe, momenti vissuti nell’incontro con persone detenute, che hanno lasciato un solco di commozione.

Ai partecipanti è stato regalato un piccolo fascicolo con le testimonianze di alcuni volontari impegnati nelle attività con le famiglie o nei gruppi di detenuti sull’affettività. E’ come un supplemento al volume 40 anni tra i lupi, che racconta storie di volontari nel quarantennale della Fraternità. Ora, passati altri 5 anni, l’aggiornamento è necessario.

Leggi il fascicolo di testimonianze “45 anni coi lupi (e le loro famiglie)”

 

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