Lunedì 18 novembre si è tenuto il quinto incontro del ciclo di conferenze “Valori e conflitti del vivere civile” presso l’Università di Verona.

L’ultimo incontro portava il titolo “Giustizia e legalità”; grazie agli interventi del dottor Gratteri, procuratore aggiunto del tribunale di Reggio Calabria, e di Elisabetta Guida, avvocato del foro di Verona, è stato affrontato il pericoloso binomio corruzione-criminalità.

La corruzione ha assunto grande importanza negli ultimi anni e nonostante ci troviamo di fronte ad una narrazione quotidiana del fenomeno, non sembra diminuire.
La gravità del fenomeno della corruzione, infatti, è molto sentita, soprattutto perché produce effetti negativi, ben visibili a tutti, sulla società, tra i quali una scarsa crescita economica e la sfiducia da parte degli investitori esteri.

Solo di recente l’Italia ha cominciato a prendere provvedimenti per ostacolare il fenomeno  attraverso la legge anticorruzione del 2012 e solo grazie alle pressioni delle istituzioni internazionali e all’indignazione dell’opinione pubblica.

Durante il suo intervento, il dottor Gratteri ha sottolineato che da Tangentopoli ad oggi l’uso di mazzette e il ricorso alla corruzione sono aumentati, questo anche a causa del decadimento dei valori e della crisi economica.

Ha continuato affermando che la peculiarità del fenomeno corruttivo degli ultimi anni consiste nel rapporto capovolto tra politici e mafiosi. Mentre in passato era il mafioso a cercare il politico proponendo uno scambio di voti con appalti pubblici, oggi è il politico che si rivolge al capo mafia proponendo tale scambio.

Il perché di questo rovesciamento risiede nel fatto che oggi le mafie risultano più credibili della politica, mentre quest’ultima è indebolita e spesso incapace di funzionare correttamente.
Le mafie hanno, infatti, dimostrato di poter gestire l’elettorato.

Il procuratore Gratteri negli ultimi anni ha avanzato numerose proposte al fine di diminuire i fenomeni mafiosi e di corruzione. In primo luogo quella di informatizzare la pubblica amministrazione, in modo che tutto possa essere in rete e quindi trasparente e controllabile.

Gatteri ha poi aggiunto che se informatizzassimo anche il processo penale non solo risparmieremmo milioni di euro ma il tempo di svolgimento dei processi sarebbe notevolmente ridotto.
Il procuratore di Reggio Calabria ha esposto le sue idee al Presidente del Consiglio più volte e si augura che verranno prese in considerazione, nel tentativo di contrastare, per quanto possibile, il binomio corruzione-criminalità.

Leggi anche la relazione sull’incontro scritta da due studentesse dell’Ist. Sanmicheli.

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