È stato organizzato nel carcere di Montorio un cineforum estivo che, vinta qualche peripezia, ha permesso ad un gruppo di detenuti di passare alcuni pomeriggi a guardare un film, ad impararne gli aspetti tecnici principali, a poterne discutere assieme. Il cineforum è stato proposto alla Fraternità da una giovane studentessa di Scienze del Servizio Sociale, già laureata al DAMS di Bologna. Una volta ricevuta la sua disponibilità la Fraternità ha pensato di mettere in sinergia la sua idea con la possibilità di ripetere l’esperienza fatta lo scorso anno con il Festival del Cinema Africano. Un gruppo di detenuti africani costituirà anche quest’anno una giuria che assegnerà ad uno dei film in concorso il premio speciale “Al di là del muro”. Il cineforum estivo si proponeva quindi l’obbiettivo di preparare un gruppo di detenuti africani, fornendo loro alcune nozioni di base per la valutazione di un film.

Glenda Orlandi ci ha scritto le sue impressioni:

“Durante il mese di Agosto ho condotto alcuni incontri sul cinema presso la casa circondariale di Montorio, assieme ai fantastici Giulia de Rocco e Ferdinando de Marchi. L’idea era di dare ai detenuti una veloce infarinatura sui concetti base del linguaggio cinematografico, e poi mostrare loro 4 film inerenti al mondo arabo.

Purtroppo le cose non sono andate esattamente come speravamo: abbiamo iniziato in ritardo rispetto alla tabella di marcia, ad ogni incontro è sorto qualche problema tecnico o amministrativo (concomitanza con altri eventi, impossibilità di condurre l’incontro con le stesse persone, malfunzionamento delle apparecchiature, inadeguatezza delle sale). Ma, nonostante tutto, è stata un’esperienza fantastica. In particolare durante il primo incontro ho trovato persone sveglie, preparate, sensibili, desiderose di confrontarsi e imparare cose nuove. Il momento più bello è stato quando ho chiesto loro come avrebbero inquadrato la scena che stavamo vivendo: un gruppo di detenuti a lezione di cinema. Qualcuno ha risposto “il mio primo piano!”, qualcun altro che avrebbe ripreso tutto, perché era tutto importante. Poi abbiamo visto insieme la prima parte di “Forrest Gump”: ogni tanto interrompevo il film per interrogarli (che tipo di inquadratura è? Cosa sta succedendo a Jenny?, etc.); temevo che la continua interruzione li potesse irritare, invece sembravano quasi contenti. Anche per questo sono giunta alla conclusione che le persone che ho incontrato avessero innanzitutto bisogno di parlare, in un modo o nell’altro. Impressione che ho avuto anche nel corso dell’ultimo incontro, durante il quale abbiamo visto il film marocchino “Il pane nudo”. Mentre aspettavamo di risolvere alcuni problemi tecnici con il proiettore, infatti, molti hanno cercato di parlare con me, ciascuno a suo modo: volevano ascoltare un po’ di musica, mi “stuzzicavano” sulla qualità dei miei gusti in materia (Johnny Cash? Ma non ero ancora nato quando ha fatto questa canzone, non hai dell’Hip Hop?); insomma, non erano di certo lì per vedere un film, almeno all’inizio. Ma con piacevole sorpresa molti, al termine della visione, si sono complimentati per la scelta e hanno voluto esprimere il loro gradimento. Più di qualcuno mi sembrava provato per la durezza della storia di questo ragazzino cresciuto in mezzo alla povertà più nera: quando, verso la fine, il protagonista viene messo in carcere, qualcuno ha commentato: “finisce sempre così.”

Per il momento il mio viaggio a Montorio termina qui. Sperando di poter ripetere quest’esperienza in futuro, migliorandone gli aspetti negativi, e che i pochi incontri che si sono svolti siano stati utili in senso propedeutico per i progetti previsti nei prossimi mesi (coinvolgimento dei detenuti in qualità di giurati durante il Festival del Cinema Africano di Verona), mi auguro di essere riuscita in quello che era il mio intento, condividere la mia idea di cinema con le persone che a mio avviso possono comprenderla meglio, date le circostanze: i film infatti sono l’unico mezzo legale di evadere che conosco.

 

 

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