La ditta che ha vinto l’appalto fornisce i generi alimentari impiegati nelle cucine del carcere e distribuiti come vitto. La stessa ditta vende ai detenuti i generi cosiddetti di “sopravvitto”, acquistabili per integrare o sostituire quelli del carrello di colazione, pranzo e cena.

Non c’è una specie di conflitto di interessi? Tanto migliore è il vitto ordinario, tanto minori saranno gli acquisti al sopravvitto. E quindi, purtroppo, anche viceversa, con un doppio beneficio per la ditta: da un lato il risparmio sui costi del vitto, dall’altro il guadagno sulle vendite al sopravvitto.

Naturalmente il contratto d’appalto prevede degli standard di qualità. Se questi non vengono rispettati, c’è violazione dell’accordo.

E’ quanto la garante dei detenuti ha fatto presente alla quinta commissione consiliare, riferendo le continue lamentele delle persone da lei tutelate. A chi compete il controllo e l’adozione di eventuali provvedimenti? La garante cita l’Ulss, l’Amministrazione penitenziaria, la Magistratura.

Ora, dopo le ripetute segnalazioni da parte della Direzione del carcere e le denunce presentate dagli ispettori dell’Ulss 20 che hanno prelevato e verificato i generi avariati, la Procura della Repubblica ha avviato due indagini.

6 aprile 2013 – L’Arena: “Cibo avariato in carcere. La Procura apre due indagini”

7 marzo 2013 – L’Arena: “Cibi avariati e scaduti ai detenuti di Montorio”

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