Si è concluso il ciclo di incontri 2012/2013 del Gruppo affettività, attività che la Fraternità porta avanti da anni in collaborazione con l’associazione Ripresa Responsabile. Pubblichiamo la sintesi del gruppo, preparata dai conduttori. 

L’attività del “Gruppo Affettività” si è svolta, in terza sezione, per un totale di 12 incontri tra il 13/11/2012 e il 12/02/2013 (con un’interruzione di due settimane dovuta alle vacanze natalizie).

Il gruppo è stato realizzato dall’Associazione La Fraternità in stretta collaborazione con l’Associazione Ripresa Responsabile, nelle figure di Paola, psicologa, Paolo e Lorenzo, volontari.

Per la prima volta è stato possibile realizzare gli incontri nell’orario pomeridiano, dalle 15 alle 17. Si intende ringraziare la direzione di questa opportunità, che permette di superare in buona parte le problematiche legate alla partecipazione delle persone detenute a più attività contemporanee (es. scuola).

Alcuni detenuti non hanno partecipato a tutti gli incontri per svariati motivi.

Le tematiche degli incontri, talvolta riprese per più volte, sono state le seguenti:

1) presentazioni, aspettative e regole;

2) relazioni ed emozioni;

3) rapporto con la madre;

4) rapporto con il padre;

5) la coppia genitoriale;

6) rapporto con fratelli/sorelle;

7) relazione con la partner;

8) rapporto con i figli;

8) conflitto e carcerazione;

9) progettualità e desideri.

Gli incontri si sono svolti a partire da uno stimolo (brano, immagine, domanda, ..) elaborato dai conduttori che potesse offrire la possibilità di creare un momento di riflessione e confronto sulle proprie relazioni con le persone significative, legami che possono subire fortemente l’influenza della carcerazione. Infatti, in alcuni casi i rapporti sono momentaneamente sospesi, in altri si teme siano definitivamente interrotti, in altri ancora invece la parentesi infelice della reclusione può offrire nuovi spazi e modalità relazionali.

L’obiettivo del percorso di gruppo è quello di sostenere le relazioni familiari delle persone detenute tentando di accompagnare i partecipanti ad una graduale rivisitazione delle proprie esperienze relazionali con uno sguardo critico-costruttivo. Il confronto e la condivisione in gruppo possono rappresentare uno strumento preziosissimo ed utile per ripensare alla propria storia, per divenire maggiormente consapevoli della centralità della propria persona all’interno di questa, delle proprie scelte e responsabilità, dei valori che guidano ciascuno e delle problematiche incontrate nel proprio percorso e contesto di vita. Il gruppo può aprire, all’occhio disposto a guardare, nuovi panorami e possibilità, che permettono di superare quelle situazioni di empasse che le persone stesse, talvolta, si creano con le proprie personali convinzioni, aspettative e ‘certezze’.

La messa in discussione è generalmente un processo lento e graduale, che può essere abbozzato e a grandi linee tracciato con la partecipazione al primo ciclo di incontri, e che può proseguire con maggior incisività nel secondo. I risultati sono naturalmente diversi di partecipante in partecipante e non pre-determinabili, ma sostanzialmente legati al grado di disponibilità e motivazione di ciascuno, nonché alla fase di carcerazione e storia di vita.

Per questo motivo si auspica e si sostiene la partecipazione delle persone selezionate per due cicli consecutivi, dove le tematiche fondamentali discusse saranno le stesse, ma affrontate con una profondità maggiore, data anche dalla maggior conoscenza e fiducia tra i partecipanti stessi.

Dal questionario anonimo che ciascun partecipante ha compilato al termine del percorso è emersa una generale soddisfazione, un senso di utilità del confronto con gli altri; è stata apprezzata la possibilità di esprimere il proprio pensiero e l’esperienza personale. Si rileva indirettamente anche una non completa messa in gioco di alcuni: aspetto comprensibile, che va accolto e non forzato. Rispetto all’apertura e alla condivisione di aspetti di sé e della propria storia, infatti, i conduttori invitano sempre a tenere un proprio limite personale, all’interno del quale ciascuno sceglie in libertà di dire ciò che sente possa essere espresso ed adeguatamente accolto dal gruppo.

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