Sarà un caso? Nello stesso giorno in cui le prime 16 pagine del quotidiano “Avvenire” sono tutte dedicate al papa che ha scelto di farsi chiamare Francesco, la più modesta pagina 25 è dedicata ad un francescano doc, il nostro fra Beppe, e alla sua instancabile battaglia contro la pena che non recupera, contro ogni pena che non accompagna verso il ritorno e la riconciliazione, che non costruisce opportunità per rimuovere le cattive ragioni del reato, che appare intrinsecamente ingiusta alla coscienza del cristiano e del cittadino; e quindi prima di tutto contro l’ergastolo e ancora prima contro quella specie di ergastolo che viene definito “ostativo” perché impedisce la concessione di qualunque beneficio.

L’intervista a fra Beppe è preceduta da un articolo che spiega bene perché non si può ridurre il cambiamento e il riscatto di tanti condannati alla sola misura della denuncia dei complici.

Fra Beppe ha compiuto l’altro giorno 70 anni. Proprio dall’istintiva ribellione ad un ergastolo, letto su un giornale, nasce la sua esperienza, che prosegue da 50 anni e che ha portato 45 anni fa alla fondazione della Fraternità. “Noi, dice, soprattutto come cristiani, dobbiamo dare speranza“.

Si direbbe che molto spesso c’è riuscito. Riconoscenti, gli auguriamo di continuare per un ergastolo alla rovescia: fine bene mai.

14 marzo 2013 – Avvenire: “‘Fine pena mai’. Quando il carcere diventa ingiustizia” – “Frate Lupo, da 50 anni con i detenuti: ‘L’ergastolo toglie speranza di recupero'”

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