“La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. Ma dov’è la bellezza, dove porta?

I detenuti e i volontari del primo ciclo del corso “Intercultura” cercano di approfondire questa tematica, affrontandola in relazione ai diversi momenti della vita dei partecipanti: il ricordo, la presenza del bello nel vissuto personale, nel passato; il bello, il positivo, l’utile del carcere; i tesori, le risorse, gli affetti su cui investire nella ricostruzione del futuro fuori dal carcere.

“Nonostante le presenze ridotte dovute a problemi organizzativi – dice Silvio Valdes, uno dei volontari che hanno condotto il corso – il corso ha raggiunto l’obbiettivo di base che si propone: creare una situazione in cui persone di culture, sensibilità ed esperienze molto diverse, parlano di cose nuove, profonde, diverse dai discorsi che solitamente si fanno in cella. Ci siamo parlati e ci siamo accolti, è stato un scambio non solo di punti di vista ma soprattutto di luoghi, famiglie di origine, immagini, situazioni, Paesi, umori, persone.”

Silvio ci spiega anche perché è stato scelto e come è stato affrontato il tema della bellezza: “è stato scelto per un incrocio di coincidenze: quest’anno il terzo ciclo del corso intercultura verrà condotto da don Antonio Scattolini, esperto di Storia dell’Arte, che da anni propone momenti di riflessione sul valore della bellezza come fondamento della nostra cultura e come strumento per la fede. In questo primo gruppo il concetto di bello si è identificato fin da subito con quello di buono. Credo che in carcere il ruolo di noi volontari sia proprio quello di valorizzare ciò che di bello, buono e positivo esiste nei vissuti delle persone, in modo che esse non si identifichino solo con la sofferenza e con il male.”

Leggi il fascicolo prodotto dal primo gruppo “Intercultura” 2012/2013

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