Venerdì 14 dicembre si è svolto presso la sala “Nicola Tommasoli” della Sesta Circoscrizione un incontro di sensibilizzazione dal titolo “Raccontamela giusta sul carcere”. I volontari dell’Associazione “la Fraternità” hanno portato l’attenzione sulla necessità di una raccolta di generi di pulizia e vestiario per i detenuti del carcere di Montorio, introducendo la questione attraverso la proiezioni di filmati e testimonianze dirette.

Dopo una breve introduzione in cui è stata presentata l’Associazione e i progetti sostenuti, è stato mostrato un filmato tratto dal dvd “Raccontamela giusta attorno al carcere”, nel quale il “finto detenuto” Roberto Puliero descrive le condizioni in cui versano le carceri italiane e quella veronese in particolare (la cosiddetta “location” delle riprese era l’interno della cella ricostruita): sovraffollamento, scarse risorse, pochi progetti rieducativi, problematiche che non permettono un corretto percorso riabilitativo.

Importante sapere che, al 30 novembre scorso, per una capienza di 47.048 detenuti, ve ne sono 66.529 di cui 23.797 stranieri e 22.500 tossicodipendenti. Per ogni detenuto lo Stato spende 112 euro al giorno, ma solo 3 sono gli euro spesi per l’alimentazione e altri generi di prima necessità, il rimanente è impiegato per il pagamento della “macchina burocratica” che ruota attorno al carcere.

“Il carcere è sempre la soluzione giusta?” Questa domanda è emersa durante il dibattito alla luce di quanto è stato raccontato. La situazione riscontrata nelle carceri italiane non può che rivendicare la denuncia di un profondo stato di emergenza che suscita rabbia e frustrazione non solo nei detenuti, ma anche nello stesso personale penitenziario.

In un periodo in cui l’opinione pubblica rivendica la necessità di “sicurezza” e di “certezza della pena”, diventa importante favorire serate di sensibilizzazione e informazione come queste al fine di interrogarsi su quale sia il senso della pena e se i diritti e la dignità dell’uomo vengano così rispettati. Ispirandoci al famoso commediografo Terenzio secondo il quale “Nulla di ciò che è umano mi è alieno”, possiamo renderci conto di quanto la realtà delle nostre carceri riguardi tutti noi.

 

Print Friendly, PDF & Email