I detenuti del carcere di Montorio hanno assegnato il premio “Al di là del muro” al film “The first grader” di Justin Chatwick, che racconta la storia di un riscatto di un anziano signore che si iscrive alla scuola elementare dopo la liberalizzazione dell’istruzione in Kenya. La giuria ha voluto dare menzione speciale al film “Nairobi half life” di David “Tosh” Gitonga. Il verdetto della giuria:

“Il film che abbiamo scelto di premiare é stato ‘The First Grader’, per il messaggio di speranza che ci ha comunicato. Il protagonista, un anziano signore, ex prigioniero di guerra, é un chiaro esempio di come la determinazione, la tenacia di una persona sia motivo di riscatto e di libertá. L’abbiamo scelto anche per i suoi paesaggi e la sua musica, capaci di rappresentare la grande dignitá di un contesto poverissimo.

Vogliamo dare una menzione d’onore anche al film ‘Nairobi Half Life‘, che ci ha colpito per il suo realismo: il film parla della vera Africa, il ragazzo é rappresentazione di uno dei tanti giovani che si trovano in realtá complesse anche se la loro unica aspirazione era quella di avverare i loro sogni e realizzarsi. Racconta dell’inevitabile sfida di chi si ritrova improvvisamente nelle dinamiche della metropoli. Il protagonista é un ragazzo forte, determinato, sia nel bene che nel male.”

Hanno assistito alle proiezioni del premio “Al di là del muro” quindici detenuti del carcere di Montorio, sette dei quali hanno costituito la giuria. La maggior parte di loro era di origine africana (Nigeria, Tunisia, Ghana, Marocco), tranne un italiano, due albanesi ed un romeno.

La loro condizione di restrizione e di privazione della libertà è amplificatrice di tutti i sentimenti primari dell’uomo, dalla gioia alla rabbia, all’amore: le immagini dei paesaggi aperti di prateria di “The first grader”, così come le scene di violenza di “Nairobi Half Life” sono stati valorizzati da una particolarissima empatia. È come se il carcere renda l’uomo contenitore svuotato e pronto ad accogliere tutto quello che può ricevere, con una predisposizione gentile e grata.

Quando i tempi (sempre vulnerabili a cambiamenti causati da complicazioni nell’entrata dei volontari con tutta la loro attrezzatura) lo hanno permesso, la proiezione è stata accompagnata da una discussione, impreziosita dalla frequente presenza di Dag e Stefano, rappresentanti della direzione artistica del Festival. Le discussioni vertevano naturalmente più sul significato, sul messaggio che sulle note tecniche. Si parlava spesso della loro Africa: i cortometraggi hanno scatenato discussioni sul ruolo della donna, “Ferrhotel” ha permesso il racconto di alcune esperienze di viaggio, “Uhlanga” ha portato pensare alle problematiche che accomunano le realtà ricche a quelle povere.

Christian, alla fine del ciclo, ha espresso a nome di tutti la gratitudine per l’opportunità che è stata loro data: “Il parere di noi reclusi solitamente non interessa a nessuno, siamo gli ultimi. È stato molto bello che per un evento così importante e sentito da tutta la cittadinanza sia stato pensato anche a noi.”

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