Adesione massiccia anche a Verona alle giornate di astensione dei penalisti italiani, organizzate dall’Unione italiana delle camere Penali dal 17 al 21 settembre. L’astensione si giostrava su quattro fronti: contro l’indebolimento dell’avvocatura, per l’istituzione del giudice terzo, contro le intercettazioni, per una riforma del carcere.

Anche coloro che le pene non le subiscono ma che con per le pene lavorano sono indignati per le condizioni in cui si trovano le carceri italiane oggi.  Recita il manifesto:

“Una società democratica
si fonda su regole condivise.
Un sistema penale moderno utilizza le pene
per il bene della società, non come forma di vendetta sociale.
Rieducare nel rispetto dei diritti conviene a tutti.”

 “A Verona l’astensione della stragrande maggioranza dei penalisti ha conseguito il blocco delle udienze, eccetto quelle relative agli arresti” – racconta Paolo Tacchi Venturi, avvocato penalista veronese – “Mi chiedo se le ragioni per le quali noi abbiamo organizzato l’astensione siano arrivate in maniera efficace all’opinione pubblica o se invece, come spesso succede, sia stato visto come uno sciopero con interessi di parte o che premiasse aprioristici colpevoli. Noi avvocati siamo sempre visti come una categoria al servizio dei potenti o dei criminali. Temo che di questi gesti, seppur strumenti di grosso impatto, non venga percepita la presa di posizione nei confronti di quei  problemi che noi riteniamo così gravi da doverli sollevare pubblicamente.”

In attesa di prossimi sviluppi promessi dal governo, le figure coinvolte nella grande macchina della giustizia italiana prendono posizione.

Per leggere le ragioni dell’astensione: Manifesto dell’Unione delle Camere Penali

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