Anche a Montorio, come nella maggior parte delle carceri italiane, i detenuti hanno aderito alle quattro giornate di digiuno e protesta contro il sovraffollamento. Una situazione definita un’emergenza assolutamente intollerabile, incostituzionale, incivile, e che dura da anni senza rimedio. I provvedimenti recenti, come la detenzione domiciliare ad un anno e mezzo dal fine pena, stanno evitando un ulteriore peggioramento, ma non risolvono nulla. C’è chi vorrebbe un‘amnistia, accompagnata da indulto, come condizione per poter poi intervenire sulle norme; e chi invece ritiene prioritario l’intervento legislativo, al quale potrebbe poi seguire l’amnistia. Intanto il Parlamento non discute né l’una né l’altra cosa.

L’Arena 22-7-12 – I detenuti di Montorio in sciopero della fame

Possiamo ora aggiungere che il 27 luglio il Presidente Napolitano, rispondendo ad una lettera a favore dell’amnistia, firmata più di cento docenti, ha scritto:

(..) Seguo da sempre con attenzione e preoccupazione il tema della efficienza della giustizia e quello del suo drammatico punto di ricaduta, la realtà carceraria.

Di questo ho spesso denunciato la insostenibilità raccomandando l’adozione di provvedimenti che realizzino un sistema rispettoso del dettato costituzionale sulla funzione rieducativa della pena e sui diritti e la dignità della persona.

Ho già detto in altre occasioni che non escludo pregiudizialmente neppure l’adozione dei provvedimenti clemenziali dell’amnistia e dell’indulto. Essi richiedono però, come prescrive l’articolo 79 della Costituzione, un ampio accordo politico di cui attualmente non ravviso le condizioni e la cui assenza consiglia il pronto ricorso ad altri tipi di intervento in grado di alleggerire la pesante e penosa situazione penitenziaria, fonte – anche – di discredito per il paese. Una situazione che, stando agli ultimi dati resi pubblici, sembra però registrare una inversione di tendenza conseguente alle misure normative adottate all’inizio dell’anno, all’apertura di nuovi padiglioni, alla scelta di realizzare innovative misure gestionali, come quella del “carcere leggero” per detenuti a “basso indice di pericolosità”.

Malgrado ciò, il divario tra la capienza degli istituti e il numero dei detenuti resta tuttora molto elevato e impone di procedere rapidamente all’approvazione dei disegni di legge in materia di depenalizzazione e “decarcerizzazione” già all’esame del Parlamento: disegni di legge che potrebbero essere arricchiti da disposizioni che favoriscano l’accesso ai benefici penitenziari di persone condannate per reati che non destano particolare allarme sociale. (..)

 

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