Il 21 e il 22 aprile si è svolto al Centro Carraro, a Verona, il seminario della Conferenza Regionale Volontariato giustizia (CRVG) e del Segretariato Enti Assistenza Carcerati (SEAC). I due gruppi di associazioni hanno deciso di condurre insieme una riflessione sul senso del volontariato in carcere, sul senso dell’operare di tutti i giorni. Le motivazioni sono sottintese: fa bene ricordare il perché abbiamo fatto questa scelta, è importante creare un rete solida tra chi lavora nel medesimo contesto, è importante avere una voce comune e forte nel rapporto con le istituzioni, è bello motivarsi insieme, raccontarsi le storie, far incontrare realtà ed opinioni diverse.

Il seminario è stato ricco di contributi magistrali di persone con le più varie esperienze e con i più diversi ruoli all’interno del carcere e nel mondo del volontariato. Il risultato è stato uno sguardo sul profilo del volontario ideale, il nostro modello. Il volontario deve essere testimone credibile di gratuità per Lucio Garonzi, direttore del CSV di Verona, deve essere portatore di preziosa collaborazione con le istituzioni per il Magistrato di sorveglianza di Padova Linda Arata, per Antonella Salvan, rappresentante l’UEPE, deve essere attento e competente, deve saper cambiare nell’opinione pubblica e nelle istituzioni l’idea della pena e della giustizia per Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, per Don Virgilio Balducchi, ispettore generale dei cappellani del carcere, deve farsi prossimo, per Ivo Lizzola deve instaurare una relazione che sia incontro di due libertà in continuo darsi.

 Il delinearsi del nostro dover essere è stato reso concreto da alcune esperienze di associazioni di volontariato operanti nel triveneto.

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