Nella prima settimana di aprile si è concluso un altro Corso Intercultura che ha visto riunirsi attorno ad un tavolo 15 detenuti di provenienza diversa, da Verona a Napoli, dall’Albania alla Moldavia e alla Romania, per finire ai più lontani Tunisia, Marocco e Nigeria.

Il tema sul quale il gruppo si è confrontato, supportato da tre volontari della Fraternità, è stato quello della felicità. Il tema può apparire provocatorio per chi vive un periodo della propria vita privato della libertà; ma, al contrario, è stato molto sentito dai partecipanti, che, attraverso i racconti delle proprie esperienze e dei propri sentimenti, hanno messo in evidenza un’aspirazione profonda ad essere felici e a ritrovare le radici della propria felicità nel ritorno alla famiglia, nel sostegno della fede, nella capacità di andare oltre i propri errori e le proprie debolezze. È la seconda volta che in un gruppo interculturale si parla di felicità come tema-ponte tra le diversità e in ambedue i casi l’esito è stato molto buono, perché ha fatto scattare dinamiche personali e di gruppo positive e feconde.

Il percorso si è snodato attraverso alcuni argomenti: essere felici con se stessi, la riscoperta delle persone e degli incontri significativi della propria vita, riproporre scopi progetti e speranze, il rapporto fra la felicità e il dare/ricevere fiducia e il dare/ricevere perdono, per concludere con il tema dell’amore e del dono. L’esperienza più bella è stata il cammino stesso del gruppo che ad ogni incontro ha visto compiere da ciascuno (volontari compresi) un piccolo passo di avvicinamento reciproco, superando pregiudizi, barriere linguistiche e culturali, timidezze e diffidenze. Si è creato un clima nel quale ciascuno ha saputo mettere davanti all’altro la sua umanità migliore e insieme le proprie fatiche e i propri disagi.

Ogni incontro si è concluso con un “consiglio” che il gruppo consegnava a ciascuno dei partecipanti come sintesi dell’esperienza fatta e come proposta per un sentiero da percorrere. Messi insieme, questi “consigli dal carcere” ci consegnano una sapienza semplice ma vera e profonda: “ è felice chi è in armonia con se stesso e con gli altri, chi trova dentro di sé la forza per vivere e sperare, chi sa cambiare la sua vita, chi si fida di chi cammina con lui condividendo gioie e dolori, chi è capace di perdonare perché sa andare oltre e cominciare un cammino nuovo.”

 

Print Friendly, PDF & Email