Il Parlamento ha convertito in legge il decreto del 22 dicembre u.s. Nell’efficace sintesi che ne dà il sito di “Ristretti Orizzonti”, alcune tra “le principali
innovazioni
contenute nel testo sono le seguenti:


– per ovviare al problema delle cd. “porte girevoli” (casi di detenuti condotti nelle case circondariali per periodi brevissimi: nel 2010, 21.093 persone trattenute per un massimo di 3 giorni) si prevede che costituisca l‘eccezione la detenzione in carcere dell’arrestato in flagranza di reato (per illeciti di competenza del giudice monocratico) in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto e del rito direttissimo.

Si prevede pertanto:

in via prioritaria, che sia disposta la custodia dell’arrestato presso l’abitazione;

in subordine che sia disposta la custodia presso idonee strutture della polizia giudiziaria;

solo in via ulteriormente subordinata, che sia disposto l’accompagnamento nella casa circondariale;

– il dimezzamento (da 96 a 48 ore) del termine entro il quale deve avvenire la citata udienza di convalida.”


Il problema sorge quando, come molto spesso succede, la persona fermata non ha un’abitazione dove restare detenuta in attesa dell’udienza. Allora dovrebbe essere custodita dalle forze di polizia nelle apposite camere di sicurezza.


A Verona, diversamente da altre città, pare che queste celle siano disponibili. Manca invece il personale di vigilanza. Si rischia così che il carcere sovraffollato, socialmente costoso, con personale ancora più insufficiente, scacciato dalla porta con decreto, torni dalla finestra per tutti i poveracci ed emarginati che non hanno neanche una dimora regolare.

7 febbraio 2012 – L’Arena: “Celle di sicurezza, manca il personale di vigilanza”

 

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