“Italians”, il blog di Beppe Severgnini del Corriere della Sera
, pubblica il 17 febbraio il messaggio di una corrispondente che ha letto l’ultimo numero del Miglio rosso, seguito dal primo commento di un altro corrispondente.
Per vedere la pagina originale basta cliccare su http://italians.corriere.it/2012/02/17/miglio-rosso-le-storie-dei-detenuti/.
Ma per i più pigri riportiamo qui integralmente i due testi.
  “Miglio Rosso”, le storie dei detenuti
Caro Bsev e cari Italians ho appena letto “Miglio Rosso”, un giornale realizzato dai detenuti del carcere di Montorio, e mi ha offerto molti spunti di riflessione. C.D.A.racconta dei detenuti che non fanno mai colloqui e non possono mandare a casa la biancheria da lavare, perciò si arrangiano con un secchio sotto la doccia, sperano in uno spazio per una piccola lavanderia che migliorerebbe igiene e condizione di dignità umana, chissà se potranno averla. C.P. invece scrive provocatoriamente che i cani sono considerati dall’opinione pubblica molto più dei detenuti, e invidia le attenzioni e le coccole che ricevono. S.C. riferisce che appena entrato in carcere si vergognava tanto da non mangiare più e non usciva nemmeno per l’ora d’aria. Per fortuna una guardia lo invitava ad uscire in sua compagnia e lo trattava con gentilezza. Trasferito successivamente a Napoli, senza sapere perché, si sentiva disperato e perso all’idea di non poter più vedere i figli. Anche in quel carcere, un agente molto umano si è preso a cuore la sua situazione e lo ha aiutato in tutti i modi. A.G. scrive “Carcerato non è sinonimo di criminale; qui ho conosciuto poche persone con la mens criminis, ho incontrato invece tanti disgraziati, sfortunati e traditi dalla vita”. Aggiunge che il carcere non andrebbe usato come un cassonetto dove gattare i rifiuti della società perché altrimenti annienta invece di recuperare e auspica percorsi costruttivi di riabilitazione. So che non è facile, ma mi sto chiedendo: si fa abbastanza in questo senso? Leggo ancora sul giornalino: “L’azione che viola il sistema di regole del vivere civile va condannata, ma chi paga per il reato commesso va posto nelle condizioni di riscattarsi come persona”. Le considero esternazioni teoriche profondamente vere, vorrei tanto che fosse possibile una loro applicazione pratica. Il carcere offre molti interrogativi che forse abbiamo la tendenza a rifiutare del tutto, forse potremmo provare ad accettarne qualcuno.
Maria Cristina Magro, m.cristina.m@katamail.com
I VOSTRI COMMENTI

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Dal carcere si esce
17.02 | 15:23 fredgatto
A parte ogni altra considerazione di carattere umanitario, cristiano e in linea con un Paese civile, occorre fare una semplice constatazione.
L’enorme maggioranza dei detenuti, sia in Italia che altrove, un giorno uscirà dal carcere. E alla società conviene che queste persone escano riconquistate al vivere civile e di rispetto verso gli altri, anziché macerate e indurite dall’odio e dal desiderio di rivalsa.
Trattarle bene è giusto, nobile ma anche conveniente.
Vito La Colla 
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