Si è concluso nella terza sezione del carcere di Montorio il secondo corso di quest’anno con un nuovo gruppo di detenuti sulle relazioni affettive e familiari, previsto nel progetto “Affettività” che la Fraternità organizza in collaborazione con l’associazione Ripresa responsabile ed il contributo del Centro Servizi per il Volontariato.

Riportiamo un’ampia sintesi della relazione conclusiva dei conduttori, riguardante il lavoro svolto nel periodo compreso tra il 29/03/2011 e il 21/06/2011 (con una breve interruzione durante le vacanze pasquali).

Il percorso è stato realizzato con:

 – 17 detenuti della terza sezione del Carcere di Montorio, che, tranne due, non avevano mai avuto un’esperienza di questo tipo negli anni passati;

 – 3 conduttori: una psicologa psicoterapeuta, un volontario dell’Associazione Ripresa Responsabile e una psicologa volontaria de La Fraternità.

Il tempo a disposizione nei 12 incontri ha contribuito alla creazione di un clima di fiducia e conoscenza reciproche che hanno, di conseguenza, favorito l’apertura e la condivisione reciproca delle esperienze.

L’obiettivo principale posto alla base del progetto è, come nei corsi precedenti, quello di stimolare una riflessione sulle tematiche degli affetti e delle relazioni familiari, considerando il fatto che queste permeano la vita di ciascuno e possono facilitare il corretto reinserimento psicosociale della persona detenuta una volta uscita, permettendole di compiere piccoli passi già dall’interno del carcere.
La maggior consapevolezza dei punti di forza e di debolezza che le sue relazioni affettive possiedono, può aiutare il partecipante al gruppo a muoversi all’interno di esse con uno spirito per certi versi più attivo e propositivo, per altri con toni di maggior comprensione, tolleranza e accettazione, sia rispetto al passato, sia di alcune dinamiche che tendono a ripresentarsi nella sua storia relazionale

Alcuni detenuti, per motivi diversi, non hanno partecipato all’intera durata del corso; altri si sono distinti per una presenza costante, mostrando e dichiarando espressamente un senso di responsabilità assunta nel momento in cui hanno deciso di prendere parte all’iniziativa, nonché di serietà e rispetto nei confronti di tutto il gruppo, partecipanti e conduttori compresi, contribuendo al buon esito del lavoro svolto, traendo da e donando ad esso spunti di riflessione utili, benefìci e soddisfazione.

Gli argomenti sviluppati e talvolta ripresi in più incontri all’interno del gruppo sono stati i seguenti:

  – presentazione dei partecipanti e spiegazione del senso del gruppo;

 – primi ricordi familiari;

 – l’importanza dei “no” nella vita;

 –
relazione con la propria madre;

 –
relazione con il proprio padre;

 –
rapporto con la partner significativa;

 –
le proprie capacità genitoriali nella relazione con i figli;

 –
le amicizie;

 –
confronto e conclusione del gruppo.

I partecipanti hanno portato nel gruppo livelli di apertura e coinvolgimento diversi tra loro, dovuti alle naturali differenze legate a personalità, storia di vita passata, stato psico-emotivo e familiare attuale, esperienze precedenti di gruppo, aspettative e livelli di motivazione di ognuno.

L’atteggiamento di non-giudizio chiesto inizialmente dai conduttori, ma di fatto creato e mantenuto con la collaborazione di tutti, ha facilitato l’apertura e la rivelazione di vicende passate, anche molto dolorose, che hanno toccato tutto il gruppo e sono divenute poi un riferimento sul quale confrontarsi e un modello da cui trarre esempio. Queste narrazioni sono divenute una vera e propria risorsa. Le fragilità espresse da qualcuno hanno rappresentato in realtà un’opportunità per tutti di ottenere dei vantaggi: la persona che si è esposta e messa in gioco ha ricevuto ascolto, supporto e consigli; tutti gli altri, dal canto loro, hanno avuto la possibilità di ascoltare la storia e i vissuti di un compagno e di ricambiarlo con vicinanza, suggerimenti e opinioni personali: questi doni hanno dato a questi ultimi l’occasione per sentirsi utili per qualcuno e attivi, aspetti infrequenti e perciò ulteriormente gratificanti considerata la condizione passivizzante che spesso la detenzione comporta.

Questa sinergia ha fatto sì che alcuni, in particolare, abbiano messo in atto dei piccoli, grandi cambiamenti nel loro personale modo di intendere le relazioni e, in qualche caso, li abbiano anche tradotti in positive azioni concrete, con grande soddisfazione di tutti – che hanno sentito di aver in qualche modo contribuito a quel progresso. E’ il caso di lettere presenti per lungo tempo solo nella mente, ma mai scritte né inviate, che poi sono state invece elaborate e spedite e hanno portato di ritorno buone nuove, oppure di pensieri rigidi nei confronti di figure significative che, grazie al confronto comune e all’ascolto delle storie dei compagni, si sono gradualmente ammorbiditi, smussati, moderati e tinti da una maggior indulgenza.

Il potere sorprendente del gruppo si manifesta nella capacità di svelare e mostrare aspetti nascosti delle proprie relazioni che non erano stati considerati o voluti considerare in precedenza: una volta rovesciata o aperta una nuova prospettiva, non la si può più ignorare, ma questa entra a far parte del bagaglio di viaggio di ognuno e inevitabilmente porta con sé preziosi cambiamenti e trasformazioni. Per questo motivo le persone che concludono l’esperienza del gruppo non sono più uguali a come erano nel momento in cui hanno iniziato a parteciparvi: sono arricchite perché maggiormente consapevoli della loro persona, di quelle che la circondano e dello stile relazionale che le mette in contatto.

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