Le carceri hanno nomi diversi. La casa circondariale è destinata ai detenuti che non hanno ancora riportato una condanna definitiva, ma sono in attesa di un primo o di un successivo grado di giudizio. Invece la casa di reclusione, o penale, riguarda persone con condanna definitiva o, come si dice, “passata in giudicato”. Di fatto la separazione non è così netta. Per esempio la casa circondariale di Verona, il Campone prima e Montorio poi, ha sempre ospitato anche condannati definitivi, purché con un residuo di pena da scontare non troppo lungo

 La prevalenza di detenuti che devono ancora essere giudicati comporta un continuo via-vai, una rotazione e incertezza su quanto si prolungherà quel soggiorno provvisorio. E’ difficile programmare attività o corsi di formazione che durano nel tempo, perché si rischia che alla fine non resta nessuno dei partecipanti iniziali; ed è altrettanto difficile sedimentare un gruppo capace di promuovere iniziative, comunicare all’esterno e rappresentare l’insieme dei reclusi, come avviene per esempio a Padova con la redazione di Ristretti Orizzonti. Inoltre le persone che non sono state definitivamente condannate, e che anzi potranno venire assolte, non possono essere destinatarie di un programma rieducativo “di osservazione e trattamento” né usufruire di permessi o di misure alternative, che ne costituiscono strumenti fondamentali. Era anche questo un motivo addotto per spiegare il numero limitatissimo di uscite in permesso da Montorio, malgrado la disponibilità di diverse associazioni ad organizzare occasioni d’incontro e di accompagnamento

 Da pochi mesi però il carcere di Montorio ha ufficialmente anche funzione penale. Secondo i dati comunicati dal Provveditorato alle carceri del Veneto, riportati dall’Osservatorio Regionale per l’Inclusione Sociale – Ambito Carcere, al 31 dicembre 2010 su 849 detenuti a Verona i condannati definitivi erano 469, circa il 55%, mentre i non definitivi erano 380, il 45%, più o meno lo stesso rapporto dei dati nazionali. Dai quali si scostano invece sensibilmente le somme di tutte le carceri venete: 2.153 definitivi (63%) contro 1.243 non definitivi (37%) sul totale di 3.396

Si tratta quindi di 469 persone che devono essere inserite in un programma di trattamento; in gran parte hanno non lunghi residui di pena da scontare e sono nei termini e nelle condizioni giuridiche per ottenere permessi e misure alternative. Ma se ancora la richiesta di misure alternative è pesantemente condizionata dalla difficoltà di trovare lavoro, ci sembra ragionevole aspettarsi che ora almeno i permessi, previsti per facilitare il ritorno in famiglia, ricostruire relazioni, cercare lavoro, saranno concessi più largamente.

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