Un anno di interventi nel progetto “Il carcere entra a scuola. La scuola entra in carcere” promosso a Padova e Verona dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. E i risultati raggiunti sono stati al centro del recente convegno che si è svolto alla Facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Verona, insieme a quelli per la convenzione tra università e istituzioni penitenziarie veronesi.
Una giornata, quella del 26 novembre, ricca di spunti e considerazioni, a partire appunto dalle esperienze fatte.
A inaugurare l’incontro il prezioso intervento di Vincenzo Linarello, presidente del consorzio Goel di Locri, terra in cui violenza e tassi di disoccupazione giovanile sono elevatissimi (pari al 70%) e che vede il consorzio impegnato nella proposta di valide alternative tramite imprese sociali.

Uno spunto concreto per lasciare spazio ai racconti successivi di alcune iniziative di educazione alla legalità realizzate dalle associazioni La Fraternità, Il granello di Senape e Progetto carcere 663.

Per la scuola media Braida hanno parlato un insegnante e due ragazzi, nel frattempo promossi in prima superiore; per il liceo scientifico Messedaglia ancora un insegnante accompagnato da un gruppo di studenti; per la Uildm (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare) Davide ha spiegato l’impegno dell’associazione per una cittadinanza concretamente solidale alla quale tutti possono partecipare; e infine Federica ha esposto la sua tesi di psicologia sul percorso didattico “L’immagine riflessa” .

Ornella Favero, direttrice di Ristretti Orizzonti, ha raccontato poi, anche con le testimonianze di Andrea e Paola, il senso, le difficoltà e i cambiamenti intervenuti nel corso degli innumerevoli incontri tra detenuti e studenti, organizzati dal Granello di Senape.
Mentre le diverse attività di scambio con il mondo del carcere organizzate da Progetto carcere 663 – che hanno coinvolto un impressionante numero di studenti – sono state esposte da Maurizio Ruzzenenti.

Nel pomeriggio si è discusso delle due iniziative, tra loro collegate, che si basano sul rapporto tra università e carcere: il corso interdisciplinare sul mondo della pena e lo sportello informativo in carcere, sul quale hanno riferito Camilla, Ileana e Maria Antonietta, le tre studentesse che l’hanno finora condotto con vera passione e consapevolezza dei propri limiti.
Tre docenti di Scienze della formazione e uno di Giurisprudenza si sono interrogati su come proseguire e migliorare l’esperienza.
Un convegno ricco di impulsi e suggestioni, tutte raccolte nel volume, di imminente pubblicazione, che dà voce alle testimonianze e alle riflessioni sugli interventi di educazione alla legalità e i cui contenuti sono stati distribuiti in anteprima al convegno sotto forma di dispensa, qui consultabile .

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