Un lupo travestito da nonna, ma con la bocca troppo grande “per mangiarti meglio”, o un lupo che a Gubbio, dopo tante malefatte, porge mansueto la zampa accettando il patto di reinserimento sociale che San Francesco gli propone?
Per fra Beppe non ci sono dubbi: il secondo rappresenta l’evidenza scientifica, confermata da innumerevoli racconti, che nessun lupo è predestinato a restare cattivo. Anzi, che ognuno di noi, “bestia” o persona, può attingere dall’intimo di sé e dall’esperienza una forza di cambiamento e di bene. Il lupo simbolo di nuovo progetto. 

Dopo un primo libro intitolato Fratello lupo, che raccoglie le storie di fra Beppe e delle persone da lui incontrate durante la missione in carcere a cui ha dedicato la vita; e dopo Risvegliato dai lupi, con altre storie e le testimonianze d’affetto che hanno dato forza a fra Beppe dopo un grave infortunio, a quarant’anni dalla fondazione della Fraternità esce un terzo libro.

"40 anni fra i lupi” dà voce a quei volontari che, se da un lato hanno sostenuto e accompagnano fra Beppe, dall’altro sono anche impegnati nell’associazione con competenze e progetti autonomi

Con testimonianze, foto e ricordi di gruppo – raccolti dalla giornalista Emanuela Zuccalà  i volontari raccontano come e perché sono arrivati a far parte della Fraternità, le loro vicende, motivazioni, attività, aspettative, valutazioni. Voci di riferimento per chi vuole conoscere l’anima del volontariato in generale, e di quello che si occupa in particolare di giustizia.

 
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