Progetto di sostegno all’affettività, alle famiglie alle genitorialità delle persone in esecuzione penale o prossime alla liberazione.
La detenzione causa l’interruzione, spesso improvvisa delle relazioni affettive e familiari. In carcere si trovano figli, genitori e partner. Le relazioni affettive e familiari, per un’altissima percentuale, sono spesso molto fragili. I rapporti affettivi, quando è possibile, sono mantenuti solo attraverso colloqui settimanali e rapporti epistolari, ma è anche altissima la percentuale tra la popolazione straniera, che rappresenta oltre il 60% dei reclusi, che non riceve alcuna visita e ha la famiglia lontana o nel paese d’origine. La relazione con i figli rappresenta un problema per la difficoltà di incontro e di svolgere il ruolo di genitore. I bambini hanno diritto a mantenere relazioni personali e contatti diretti con entrambi i genitori, salvo quando ciò sia contrario al maggiore interesse del bambino. Le componenti essenziali per un reinserimento stabile di queste persone passa, non solo attraverso l’opportunità di una casa e un lavoro, ma anche il ritrovamento delle relazioni affettive. Un intervento integrato di sostegno alle relazioni familiari dei detenuti richiede anche un impegno affinché i detenuti stessi siano consapevoli delle problematiche e delle responsabilità che derivano dall’appartenere ad una famiglia in quanto figlio, genitore, coniuge, partner o parente. I genitori dei figli reclusi vivono spesso vergogna e sensi di colpa che li portano all’isolamento e la comunità sociale spesso non mostra attenzione per queste situazioni.

Il progetto interviene su due tipologie di persone in esecuzione penale sia interna che esterna: affidamento in prova ai servizi sociali, la semilibertà e la detenzione domiciliare. Sono entrambe condizioni, soprattutto sul versante affettivo, di particolare delicatezza; l’una perché interrompe quotidianamente una libertà solo assaporata in orari prestabiliti, l’altra perché obbliga ad una permanenza forzata e continuata. Le persone che si trovano in queste situazioni, per motivi contingenti, raramente vengono intercettate dai servizi sociali e psicologici e per le quali c’è bisogno, proprio perché si tratta di persone già inserite nel territorio in una prospettiva risocializzante, di maggior impegno.

Il progetto famiglia si propone, mediante incontri di gruppo e individuali in carcere, di far socializzare problemi e carenze, ritrovare senso e responsabilità personale alle relazioni affettive, prepararsi al ritorno in famiglia o comunque in società più responsabilmente.
-La mediazione sui problemi familiari ha come obiettivo un reciproco arricchimento professionale tra operatori pubblici e privati coinvolgendo i volontari su questo ambito e verranno effettuati interventi di mediazione familiare e individuali che potranno essere utilizzate dai servizi per le relazioni che permettano alla Magistratura di Sorveglianza decisioni più supportate da valutazioni scientifiche e alle persone detenute di accedere più facilmente alle misure alternative oltre al sostegno relazionale ricevuto che aiuterà la persona contribuendo a ridurre la recidiva.
L’attrezzatura, con gazebo e giochi, dell’area verde nella sezione femminile aiuterà le madri detenute a incontri più naturali con figli e partners diminuendo i pesanti effetti collaterali di un incontro fortemente emozionale.
– Gli incontri di gruppo ed individuali con uno psicologo dei familiari che hanno un congiunto in stato di detenzione a Verona, sono fondamentali per rompere l’isolamento ed il senso di colpa e vergogna che spesso li circonda per socializzare problemi e opportunità di affrontarli, per migliorare i rapporti con se stessi i familiari fuori e dentro e il personale penitenziario.
– Gli incontri con le famiglie ed i detenuti in permesso offrono un momento di scambio particolare, protetto dove potersi confrontar e sui propri vissuti e le proprie fatiche, stimolati anche da testimonianze e stimoli apportati dagli organizzatori.
– Uno sportello di ascolto per ex detenuti e/o familiari ha come obiettivo offrire uno spazio di rielaborazione della situazione di detenzione e permettere di avere un luogo di confronto e di riflessione su diseè e le proprie scelte passate e future.

Il progetto è promosso e finanziato dal Centro Servizio per il Volontariato di Verona. Vede come associazioni promotrici La Fraternità, Ripresa Responsabile, Don Tonino Bello. Sono partner per alcune delle azioni: la Casa Circondariale di Montorio, l’ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), l’Istituto Veneto di Terapia Familiare, Comitato per il Telefono Azzurro, IRIPA Coldiretti. E’ iniziato nel 2004 mettendo in rete, in un’unica logica, diverse attività avviate dall’associazione, è stato rifinanziato anche per il 2007/2008.

E’ una opportunità per approfondire le tematiche legate al mondo degli affetti in situazioni di privazione di libertà. I volontari possono inserirsi nell’accompagnamento di alcune situazioni prese in carico dall’UEPE su loro richiesta, possono partecipare nell’organizzazione e conduzione delle giornate per familiari, possono divenire operatori del centro di ascolto presso la sede della Fraternità, affiancarsi alla psicologa nella conduzione dei gruppi (in questo caso previa specifica selezione).

Print Friendly, PDF & Email