piccola_tenda_azzurro.jpgLa “Piccola tenda d’azzurro”  è lo straordinario diario di Arrigo Cavallina, una storia autentica di almeno due decenni vissuti alla “ricerca d’identità”. È la narrazione della sua vita: dalla militanza politica degli anni Sessanta alla scelta della lotta armata, ai lunghi anni di detenzione.Ed è proprio l’esperienza della detenzione che fa crescere nell’autore domande e risposte diverse. Il luogo dell’uguaglianza più mortificante diventa calvario e riscatto. Protagonisti del libro non sono solo i pensieri e gli sviluppi delle vicende, ma gli “altri”: i compagni di cella, da Regina Coeli a Rebibbia a Belluno al Campone, e soprattutto gli affetti di fuori. È la relazione con tutti loro che salva Cavallina.

E poi c’è la Chiesa: quella che non chiede di credere e convertirsi, ma che dà la mano, si siede accanto e si mette in ascolto.
La sua ricerca personale, i contatti avuti con persone attente alle sofferenze dei detenuti, tra queste per tutte il cardinale Martini, lo hanno aiutato a superare le conflittualità per approdare ad una libertà, non solo interiore, aperta al perdono, ma anche alla collaborazione attiva, tanto che, superata la condanna di ben 15 anni di detenzione, si è dedicato al volontariato carcerario, dove è tuttora attivo, e al recupero dei tossicodipendenti.

È un libro inquietante, perché ci costringe a guardare “dal di dentro” due realtà a cui spesso preferiamo non pensare: quella degli “anni di piombo” nostrani e quella del sistema carcerario italiano.
Ma è anche un libro pieno di speranza, riscatto e di rigenerazione, perché racconta il progressivo ri-crearsi, re-inventarsi, rifiorire alla vita di una persona che avrebbe potuto, come tante, lasciarsi andare alla deriva all’interno di quelle due realtà.

                                                                                              Edizioni Ares 2005, pp.336, 15 €
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